Lutto
Morte sul campo di calcio si attende ancora l’autopsia
La tragedia costata la vita a un uomo di quarant’anni padre di due gemellini risale al primo settembre. È stata aperta un’inchiesta e la salma è sequestrata
SAN MINIATO. Prima un grande dolore. Poi la vita che si paralizza nell’angosciante attesa di chi vuole sapere di cosa è morto un uomo che aveva solo 40 anni e ha lasciato la moglie e due bambini.Sono passati quasi dieci giorni dalla morte di Giovanni Conte, di San Miniato, che ha perso la vita durante un allenamento serale con la squadra di calcio a Ponte a Elsa (amatori iscritti al campionato Uisp), il primo settembre. Il quarantenne, stando a quanto è stato detto dall’allenatore della formazione che è anche un vicino di casa della vittima, non faceva parte della squadra ma stava partecipando all'allenamento come amico della dirigenza della società quando si è accasciato sul campo e lì ha lasciato la sua vita. Sul posto è intervenuta un'ambulanza della Misericordia di Empoli, ma neppure un lungo intervento di rianimazione ha cambiato il destino riservato al giovane padre. Inevitabile l’apertura di un’inchiesta penale per accertare eventuali responsabilità nella morte dell’uomo che lavorava in una ditta di movimentazione terra di proprietà della famiglia della moglie, Lina Lombardi. La salma è stata trasportata, già la sera della tragedia, all’istituto di medicina legale a Firenze. I suoi familiari, piombati nella disperazione, ancora non hanno potuto vedere il loro caro. Dargli l’ultimo saluto, portarlo a casa, a Roffia, per stringerlo un’ultima volta.
Allo strazio per il dolore della perdita di un figlio strappato ai genitori troppo presto e quello di una moglie che pensa ai suoi gemellini e al fatto che dovranno crescere senza il padre, si aggiunge l’angoscia di un’attesa che ogni giorno che passa diventa sempre più difficile da comprendere.
La salma è stata sequestrata su richiesta della Procura di Firenze: il campo sportivo si trova nella parte empolese di Ponte a Elsa e quindi già in provincia di Firenze. Ai familiari che tutti i giorni cercano di capire cosa sta succedendo e quando potranno organizzare il funerale viene risposto sempre nella stessa maniera. «C’è un’inchiesta, dovete aspettare...».
Un dolore nel dolore. Gli anziani genitori, che erano venuti a Roffia per le ferie, non hanno pace. Così come la moglie e i suoceri. Questi ultimi, che hanno l’azienda di movimentazione terra dove lavorava anche la vittima, hanno chiuso dalla sera della tragedia. I dipendenti sono a casa, enevitabile un peso economico che forse, se l’autopsia o gli accertamenti medico legali venissero effettuati, la famiglia avrebbe potuto evitare.
In questi giorni gli inquirenti stanno indagando per accertare se ci sono responsabilità da parte dei vertici della società di calcio che ha ammesso Conte all’allenamento senza alcun controllo medico. Chi partecipa ad allenamenti o partite deve avere il certificato di idoneità sportiva agonistica: cosa che la vittima non aveva ed è stato accertato in pochi minuti. In questi casi la responsabilità civile e penale di un eventuale problema ricade sul presidente che è il legale rappresentante della società ma anche su altri collaboratori. L’autopsia potrebbe comunque mettere altri punti fermi: intanto la famiglia della vittima si è rivolta ad un legale per farsi aiutare. Se il quarantenne è morto per un infarto fulminante che avrebbe potuto colpirlo ovunque, l’inchiesta prenderà una direzione. Ne avrà un’altra se sarà documentato che il cuore di Conte si è fermato in seguito ad uno sforzo insolito, al quale non era allenato.
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