Attenzione
Da Volterra alla Spagna con la valigia piena di sogni
Giulio Bassini, 19 anni, giocherà in una squadra di calcio di quarta divisione «Un’esperienza di vita che difficilmente avrei potuto fare rimanendo in Italia»
VOLTERRA. Da Volterra a Cadice, nel sud della Spagna, per inseguire il sogno di diventare calciatore e farsi un’esperienza di vita che difficilmente potrebbe fare in un territorio economicamente depresso come la Valdicecina. Giulio Bassini, diciannove anni da Volterra, ormai ex attaccante dell’Alabastri Volterra e con una diploma di maturità in geometri ancora da conquistare comincerà a giorni la sua avventura nel Sen Fernando, squadra che milita nella “tercera division”, la quarta serie del calcio spagnolo.
L’equivalente della nostra Lega Pro, quindi, per un campionato non professionistico a cui Giulio è arrivato attraverso una serie di provini. Il primo a Colle Valdelsa, il secondo nell’isola portoghese di Madeira, con la squadra del Maritimo a Funchal (la città dov’è nato Cristiano Ronaldo) che lo avrebbe confermato per l’inizio di stagione. «Poi, però, è arrivata la chiamata dalla Spagna e ho deciso di partire», racconta Bassini che ieri è stato salutato addirittura dalla giunta comunale di Volterra nella sala consiliare di palazzo dei Priori. In passato, dal punto di vista calcistico, ha giocato negli Allievi del Cecina e gli ultimi due anni all’Alabastri Volterra. Mentre sotto il profilo degli studi è in ritardo di un anno alle scuole superiori e quest’anno avrebbe dovuto frequentare la quinta. «Anche se non so se riuscirà a seguire le lezioni - ammette - devo vedere com’è la situazione».
Per lui uno stipendio «niente male», come spiega il calciatore, e tanta voglia di mettersi alla prova. Sia in campo che nella vita. «Vado a giocare in Spagna - spiega - perché so che in quel Paese, come in altri in Europa, le cose per i giovani funzionano diversamente che in Italia. Qui da noi un ragazzo che promette bene finisce per perdersi nei meandri dei prestiti e delle comproprietà. In Spagna, invece, i giovani vengono valorizzati, dando comunque loro una possibilità di emergere».
Ma non è solo la voglia di diventare un professionista del pallone a muovere Giulio verso la calda Andalusia, a 124 chilometri da Siviglia, la capitale della regione. «Vivrò da solo e già questo è uno scoglio da non sottovalutare per un diciannovenne come me - sottolinea - Senza questa opportunità chissà quanto avrei dovuto aspettare prima di poter gestirmi senza i miei genitori. Lascerò Volterra, dove sono nato e cresciuto. Se fossi stato in pari con gli studi oggi sarei qui a scegliere l’Università a cui iscrivermi e avrei dovuto salutare tutti lo stesso».
Ora Giulio cercherà di non guardarsi troppo indietro, ricacciando il groppo in gola: «Sarà dura, lo so. Ma sono convinto che sarà un’esperienza bellissima».
Andreas Quirici
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