Sicurezza
«Abitiamo in mezzo a gente senza scrupoli capace d’uccidere»
Viaggio nella zona della stazione assediata da degrado e sbandati Impauriti, i cittadini chiedono maggiore sorveglianza
PONTEDERA. «Chi non abita qui non può capire. Abbiamo a che fare tutti i giorni con persone che non hanno scrupoli. Non si fanno problemi a tagliarti la gola».
Il viaggio nel quartiere della stazione inizia da qui. Dalle parole di una pensionata: genuina, sincera e spaventata all’idea di vedere il nome e la sua foto sul giornale. Di persone che abitano a due passi dalle rotaie ne incontriamo parecchie. Ognuno ha una scena di degrado da raccontare. «Nei bagni del centro commerciale Coop ci sono ragazze cinesi che si prostituiscono, con tanto di ticket per i clienti distribuito all’ingresso. Ci sono anche alcuni uomini che passano le giornate a bere a e drogarsi. Alla luce del sole, come se niente fosse». La denuncia è limpida, dettagliata, mossa dalla rabbia. Ma la faccia non vuole mettercela nessuno. Basta estrarre la macchina fotografica e il volto si dipinge di terrore: «Non metterete mica la mia foto? No, non lo fate».
Via Brigate Partigiane. Sono quasi le 11 e una leggera brezza smuove i vestiti delle donne che escono dal supermercato Coop poco distante. Il vento si trascina dietro l’odore di bruciato. Arriva dal parcheggio in cui lunedì sera un extracomunitario è stato trovato carbonizzato all’interno della propria auto che usava come dormitorio. Lo spiazzo in cui ha perso la vita lo straniero è in gestione alle Ferrovie dello Stato: le auto parcheggiate lì dentro appartengono al personale di Fs. All’entrata c’è un grande cancello, che però non viene mai chiuso. E infatti l’auto dell’uomo ucciso dalle fiamme era proprio dentro al posteggio. A lato dell’ingresso, in un punto non particolarmente nascosto. Tanto che la presenza di quella Renault Clio, tra gli abitanti del quartiere, non faceva neppure più notizia: «Era lì da un paio d’anni. Sapevamo che un senzatetto la usava per dormirci».
Parlano i residenti, ma esclusivamente a patto che la loro identità non venga svelata. Certi dell’anonimato, si sbottonano: «Piazza Vittime dei Lager Nazisti è sede di spaccio e di bivacco. Una decina di migranti stanno sulle panchine dalla mattina alla sera». Negli angoli delle strade, in edifici abbandonati, nei giardini.
I racconti dei cittadini descrivono un degrado dilagante. “Opacizzato” durante il giorno dal via vai di lavoratori e studenti, ma pronto a presentarsi in tutta la sua crudezza al calare del sole. «Abbiamo paura. Non possiamo uscire di casa la sera perché non ci sentiamo sicuri. Le forze dell’ordine passano e proseguono il giro. E noi ce ne stiamo chiusi in casa».
Il giorno dopo il ritrovamento del corpo del migrante ucciso dal rogo due pattuglie dei carabinieri setacciano la zona della stazione. «Troppo facile farlo ora – si lamentano gli abitanti – dovrebbero esserci la sera e la notte, quando le uniche persone che si vedono in giro sono malviventi».
Ognuno è stato spettatore almeno una volta di un pauroso “cortometraggio di quartiere”. E c’è chi, per vedere scene da brivido, deve solamente aprire la finestra del soggiorno: «Da casa mia vedo uomini che dormono a terra nei pressi della Coop, o che spacciano droga. Non sembra neppure che abbiano paura di essere visti». Dalla stazione la gente chiede sicurezza. Alle forze dell’ordine. «Non mettete i nostri nomi sul giornale. Noi domani saremo ancora qui, in mezzo a gente che non ci pensa un secondo a commettere un gesto estremo».
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