Sicurezza
Sax rinasce e porta quindici posti di lavoro
La storica fabbrica di Fucecchio ripartirà tra pochi giorni
MILANO. Quindici posti di lavoro. È una delle buone notizie del progetto di rinascita di Sax, storico marchio di scarpe di Fucecchio che, a causa di problemi economici del calzaturificio Baracchino, era fermo da alcune stagioni. La società subentrata è il Base di Castelfranco che occupa lo stabile dove fino a qualche anno fa c’era Martini Osvaldo, altro nome rinomato nel mondo della scarpa toscana. «Tra pochi giorni rimetteremo in moto la fabbrica dove si producevano le Sax - racconta Francesco Bertoncini, che insieme al padre Giuseppe, è alla guida di Base - Abbiamo in testa una produzione tra le 500 e le 600 paia di scarpe al giorno. Avremo bisogno di una quindicina di operai da inserire in manovia».
Orgoglio fucecchiese. Una buona notizia, come detto, che ha un ovvio risvolto economico, ma anche sentimentale. «Siamo fucecchiesi - spiega Giuseppe Bertoncini - e rilanciare un marchio importante come Sax, nato proprio nella nostra cittadina, è una grande soddisfazione. Per noi è una vera sfida che contiamo di vincere». L’obiettivo dichiarato è quello di riportare il marchio in auge entro tre anni. E da quel che si è visto alla fiera calzaturiera Micam, che si è conclusa ieri a Milano, i fondamentali sono ottimi. Per il ritorno all’appuntamento meneghino, è stata proposta una versione moderna della gloriosa scarpa da barca tanto in voga negli anni Ottanta. «Non pensavamo che potesse andare così bene - riprende Francesco - ma Sax è ancora molto conosciuto nel mondo. Abbiamo ricevuto ordini da aziende e distributori turchi, cinesi e tedeschi».
Destinazione Stati Uniti. Il progetto è quello di riservare la fabbrica di Fucecchio alla produzione di Sax. E quella di Castelfranco di Sotto alla gestione della produzione di scarpe destinate al mercato americano della vendita al dettaglio tramite colossi della distribuzione come J. Crew Corporation. Cosa che, tra l’altro, già avviene dal 2003 con una fabbrica a Montecalvoli, proprietà di Base e del calzaturificio Cromos, con trenta dipendenti diretti, a cui si aggiungono altre aziende della zona.
La scarpa empolese-pisana. Un territorio, quello del comprensorio del Cuoio e dell’Empolese, ma anche la Valdera, che rappresenta un punto di riferimento per la progettazione e la produzione di calzature. È il caso dei vari Buttero di Stabbia o Date di Empoli (questi ultimi, in realtà, sono un’azienda che commercializza sneaker realizzate in Vietnam, ma con materiali italiani). Ed è il caso di Gianna Meliani, rinomata stilista di Santa Maria a Monte, e di Luciano Barachini il quale da Vicopisano propone scarpe da donna che hanno saputo conquistare palcoscenici importanti come quelli televisivi, grazie all’abbinamento tra il marketing e un rapporto qualità-prezzo interessante.
Tappeto rosso da conquistare. Nello stand Barachini al Micam c’era Marco, il figlio di Luciano, intento a gestire numerosi collaboratori alle prese con molti clienti. Ma in bella mostra, tra gli scaffali allestiti per l’occasione spiccava lei, la Red Carpet, calzata da personaggi presenti al Festival del Cinema di Venezia. Ma che, soprattutto, è di colore granata, una soluzione quasi inevitabile per una delle famiglie più in vista nella gestione del Pontedera calcio. «È vero - dice Marco Barachini, ridendo - Non potevamo fare diversamente in un momento delicato per il settore della calzatura, in cui ci sono lampi di ottimismo, ma anche sacche di difficoltà a causa del calo generale dei consumi. Proporre sempre novità e articoli che sappiano attirare l’attenzione dei consumatori è obbligatorio».
E i russi fanno capolino. Scintillio al Micam, quindi, il cui bilancio è positivo, malgrado la congiuntura in atto non permetta festeggiamenti eccessivi. Il settore calzaturiero pisano-fiorentino ha una diffusione del lavoro “a macchia di leopardo” che ha rischiato di capitolare dopo che la Russia e l’Ucraina sono entrate in guerra. Da molti mesi ormai i clienti di questi due Paesi erano spariti, ma all’appuntamento di Milano hanno rifatto capolino. Anzi, a qualcuno hanno addirittura salvato l’esito della fiera. È il caso del Lorbac di Castelfranco di Sotto. «Meno male che sono passati i russi - dicono allo stand - Altrimenti questo Micam sarebbe stato un fiasco».
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