Il Tirreno

Pontedera

la rabbia dei residenti in via Pesco a Montecalvoli

Dalle sponde dell’Usciana un’invasione di ratti

di Giacomo Pelfer
Dalle sponde dell’Usciana un’invasione di ratti

MONTECALVOLI. Nell’aria si respira un odore pesante. Una puzza fetida e sgradevole, tipica di qualcosa in putrefazione, che raggiunge le narici ad ogni passo mentre camminiamo tra la vegetazione ad...

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MONTECALVOLI. Nell’aria si respira un odore pesante. Una puzza fetida e sgradevole, tipica di qualcosa in putrefazione, che raggiunge le narici ad ogni passo mentre camminiamo tra la vegetazione ad un palmo dalle case. Sparse qua e là, a terra, macchie scure dai contorni inconfondibili. Sono quelle dei tanti topi morti, stesi a terra a marcire sotto il caldo umido di questi ultimi giorni, uccisi forse dai bocconi avvelenati che i residenti sono costretti a sparpagliare intorno casa. Uno strumento obbligato, ormai, per provare a difendersi da quella che sembra diventata una vera invasione. È emergenza ratti a Montecalvoli, nella parte bassa del paese affacciata lungo le sponde dell’Usciana. Un fiume che appare in gran parte lasciato a sé stesso, tra erbacce e sterpaglie che da mesi crescono indisturbate. Il risultato è una situazione di degrado, con i residenti che minacciano di non versare più neanche un euro al Consorzio di Bonifica se il problema non sarà risolto.

L’invasione. A farsi portavoce della protesta è Fabrizio Trevisani, che vive all’inizio di via Pesco proprio a ridosso dell’argine di Usciana, a pochi metri dal ponte della provinciale Francesca. Un’abitazione stretta tra il fiume e la strada, attorno a cui i topi sembrano scorrazzare indisturbati anche in pieno giorno. «Non siamo più liberi neppure di aprire la porta», racconta Trevisani, che ci accompagna intorno casa muovendosi con circospezione e opportunamente “armato” di bastone. Basta scostare un po’ la vegetazione per trovare le carcasse di numerosi ratti morti. «Una situazione come quest’estate non si era mai vista – ci dice – Solo negli ultimi giorni credo di averne ammazzati una ventina, di cui sei dentro casa. E alcuni di questi più che topi erano veri e propri ratti. Purtroppo sto eseguendo dei lavori, e la porta della cantina rimane spesso aperta. Alla fine siamo costretti a vivere in mezzo a trappole e bocconi avvelenati».

L’incuria. Sull’origine del problema Trevisani sembra avere pochi dubbi: ci accompagna lungo i gradini che salgono sulla cresta dell’argine a ci invita ad allargare lo sguardo da una parte dall’altra del fiume. Una distesa di erbacce impenetrabili impediscono di scendere dentro l’alveo di Usciana, e l’odore nauseabondo che si respira non invita certo a fare una bella passeggiata. «Sono mesi che il taglio dell’erba non si vede», racconta l’uomo, puntando il dito contro l’ex Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio, oggi confluito nel nuovo Consorzio del Basso Valdarno. «Non si contano più tutte le volte che ho telefonato – riprende Trevisani – Molto spesso ti senti rispondere anche male: si limitano a dirti di non preoccuparti facendo intendere che non devi rompere le scatole, oppure, nella migliore delle ipotesi, ti spiegano che non ci sono le risorse o che l’appalto non è ancora pronto. Io faccio il possibile: pulisco intorno casa ma non basta. Eppure vorrei ricordare che paghiamo al Consorzio due rate semestrali, anche profumate. Il tutto per un servizio che non c’è». Secondo i residenti, alla fine, il degrado della zona sembra sfiorare ormai i contorni dell’emergenza sanitaria. Tanto che insieme ai topi, come succede in certi contesti, si avvistano sempre più spesso anche serpenti ad un passo dalle abitazioni. Da qui le proteste per la mancanza di attenzione e di decoro, come dimostra in modo abbastanza esplicativo anche la spalletta in cemento precipitata dal ponte ormai più di due anni fa, e «che ancora oggi – dice Trevisani - nessuno si è preso la briga di rimuovere. E tutto senza parlare delle condizioni del fiume».

Il rebus delle competenze. Interpellando il Conzorzio di Bonifica, scopriamo che il quadro delle competenze, come spesso succede, è un più intricato di come potrebbe sembrare. «Essendo in un tratto di Usciana vicino alla foce in Arno, la competenza spetta alla Provincia, come previsto dalla legge 91 del 1998 per i corsi d’acqua classificati in “seconda categoria” – spiega il direttore del Consorzio Basso Valdarno, Giovanni Bracci – Tuttavia, alla luce delle note difficoltà delle Province, la Regione ha assegnato la manutenzione ai Consorzi delegando apposite risorse». Adesso, quindi, si tratta di attendere i lavori che il direttore annuncia nell’arco di pochi giorni: «Abbiamo fatto le gare il 30 luglio – afferma – Entro la fine di settembre procederemo con lo sfalcio anche per i corsi d’acqua di seconda categoria, che nel nostro caso sono Arno, Serchio e Usciana. Voglio ricordare, però, che la competenza del Consorzio è solo di natura idraulica: se esistono problemi sanitari come la presenza di ratti o maleodoranze dovute al fiume la responsabilità è del Comune di Santa Maria a Monte».

Il Comune. Al di là delle competenze, resta il fatto che le regole base della manutenzione prevederebbero due sfalci, uno all’inizio dell’estate e un altro in autunno. «Non posso dire che fino ad ora il Consorzio non abbia fatto niente – risponde il sindaco Ilaria Parrella – In alcuni punti le sponde sono state ripulite su sollecitazione nostra o dei cittadini. Per quanto riguarda i topi, invece, non avevo fino ad oggi alcuna segnalazione. Invito quindi i cittadini ad informarci, anche per il futuro, in modo da poterci attivare e fare il possibile. Adesso verificheremo la situazione: come sempre quel che c’è da fare lo faremo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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