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CALCIO: LEGA PRO

Caponi, record incredibile: tutta la provincia in otto mesi

Tommaso Silvi
Caponi contro il granata Bartolomei in un Pontedera-Pisa (foto Silvi)
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Caponi contro il granata Bartolomei in un Pontedera-Pisa (foto Silvi)

Per il mediano sette allenatori e tre maglie diverse da gennaio fino ad oggi: «Arrivo al Tuttocuoio e giocherò il derby a testa alta, altri non mi hanno voluto»

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PONTEDERA. Una storia d’amore lunga tre anni e mezzo nella città della Piaggio, interrotta improvvisamente dalla chiamata sotto la Torre pendente. Una gita veloce in Piazza dei Miracoli e poi ancora valigia in mano, scarpini riposti nel borsone. Via, verso una nuova avventura. Direzione zona del Cuoio, lì dove le firme della moda più prestigiose del pianeta vedono sbocciare le loro creazioni. Di lavoro fa il calciatore, ma la storia recente di Andrea Caponi si avvicina molto al diario di un viaggiatore giramondo. Anzi, “giraprovincia”. Pontedera, Pisa e Tuttocuoio.

Granata, nerazzurro e neroverde. Sette allenatori diversi. Tutto in 8 mesi. Il viaggio del centrocampista pontederese classe 1988 inizia il 28 gennaio 2015. È un punto fermo del centrocampo di mister Paolo Indiani, idolo assoluto dei tifosi pontederesi. Suo padre Alessandro, alla fine degli anni Ottanta, ha fatto la storia del calcio granata. Attaccante imprevedibile, giocoliere, carattere forte. Il figlio ha lo stesso agonismo ma gioca qualche metro più indietro. Mediano roccioso, Andrea se la cava bene anche con il pallone fra i piedi. Tanto che il Pisa, impegnato nel testa a testa con l’Ascoli al vertice della classifica di Lega Pro, tenta la clamorosa trattativa. L’idea è quella di portare all’Arena il capitano del Pontedera. Andrea deve decidere in fretta e lo fa: a tre giorni dalla fine di gennaio passa al Pisa. La volata alla serie B si trasforma però presto in un incubo. La squadra di mister Braglia affonda alla velocità della luce. I risultati non arrivano, la vetta si allontana e la piazza contesta. Arriva Bepi Pillon in panchina , ma dura soltanto una settimana. La stagione del Pisa termina sotto la guida dell’ex Christian Amoroso. I nerazzurri non centrano neppure i playoff e Caponi gioca poco, appena 9 presenze per lui. Nel luglio scorso ecco Giancarlo Favarin: fischietto al collo e un gruppo giovanissimo di calciatori da gestire. Andrea nel ritiro di Bientina instaura un ottimo rapporto con l’ex tecnico della Lucchese. Poi Carlo Battini il cede il Pisa a Fabrizio Lucchesi, che porta con sé Gattuso. È lui il nuovo allenatore del Pisa. E Caponi finisce ai margini. L’ultimo atto si è consumato lunedì alle 21.45, a poco più di un’ora dalla fine del calciomercato, con il prestito al Tuttocuoio. Fino al termine della stagione giocherà agli ordini di Cristiano Lucarelli.

Caponi, lo sa che il suo è un record?

«Non ci ho mai pensato (ride, nda) ma in effetti negli ultimi mesi ho fatto una serie incredibile di esperienze diverse».

Proviamo a mettere ordine. Cosa è successo da quel 28 gennaio a oggi?

«Sono arrivato al Pisa convinto di poter puntare alla serie B. A 27 anni certi treni vanno presi al volo. E io l’ho fatto. Le cose non sono andate come speravo, ma rifarei tutto».

Capitano del Pontedera, uomo spogliatoio, idolo della tifoseria. Come ha vissuto l’addio alla maglia granata?

«Pontedera mi ha dato molto, è la mia città. Tra i tifosi ci sono amici di una vita e la serenità dell’ambiente mi ha permesso di crescere. Non mi sento affatto un traditore. Sono venuto a Pisa quando al Pontedera mancavano dieci punti al raggiungimento della salvezza, non ho lasciato i miei ex compagni in difficoltà e non sono andato a una rivale storica come Ponsacco o Viareggio».

Indiscrezioni di calciomercato nei giorni scorsi hanno ipotizzato un clamoroso ritorno. Quanto è stato vicino ad approdare di nuovo alla corte di mister Paolo Indiani?

«Ci sono stati contatti. Abbiamo parlato, ma il Pontedera non ha mostrato interesse concreto nei miei confronti. Non è stata intavolata nessuna trattativa seriamente. Il Tuttocuoio mi ha voluto con forza, mi ha fatto sentire piena fiducia. Ho bisogno di giocare e di sentirmi al centro di un progetto. Lucarelli è riuscito a trasmettermi tutto questo».

Gattuso, invece, cosa le ha trasmesso?

«Gattuso ha fatto le sue scelte. A lui non ho niente da dire. Ha preso in mano la squadra e dopo qualche giorno Fabrizio Lucchesi ha chiesto di potermi parlare. Ha detto chiaramente che le mie caratteristiche non sono le stesse che vuole il mister per il ruolo di centrocampista. Di fatto sono stato messo sul mercato, non definitivamente, ma nella lista prestiti».

Da una delle realtà più grandi della Lega Pro a una delle più piccole. Dai 90mila abitanti di Pisa alle 9mila anime di Ponte a Egola. Che effetto fa?

«Nessun effetto. Io penso soltanto a giocare e a fare bene, ho voglia di mettermi in mostra e far vedere di cosa sono capace. Devo solo ringraziare i tifosi del Pisa, che mi hanno accolto con affetto e quando hanno saputo del mio addio mi hanno riempito di messaggi. A loro e ai miei ex compagni auguro il meglio. Se lo meritano».

Indiani, Braglia, Pillon, Amoroso, Favarin e Gattuso. Con chi si è trovato meglio?

«Dal punto di vista umano Favarin è una persona fantastica. Ci siamo sentiti spesso anche in questi giorni. È stato sfortunato perché è capitato a Pisa in un periodo critico, ma ha tutte le carte in regola per allenare in una grande piazza».

Il 13 settembre sarà Pontedera-Tuttocuoio. Che accoglienza si aspetta?

«Non lo so, io sicuramente entrerò in campo a testa alta. Loro a me hanno dato tanto, ma anche io ho fatto lo stesso. Il Tuttocuoio mi ha voluto, chi invece non lo ha fatto deve prendersi le sue responsabilità».
 

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