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Inizia oggi il Micam col concreto rischio di flop

Inizia oggi il Micam col concreto rischio di flop

PONTICELLI. Problemi di date per il Micam che comincia oggi a Milano, secondo Paolo Nacci, presidente di Toscana Manifatture, denominazione che indica il Consorzio calzaturieri della provincia di...

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PONTICELLI. Problemi di date per il Micam che comincia oggi a Milano, secondo Paolo Nacci, presidente di Toscana Manifatture, denominazione che indica il Consorzio calzaturieri della provincia di Pisa. «È troppo presto - afferma Nacci - e lo abbiamo già visto col flop dell’anno scorso, la prima volta in cui si concretizzò l’anticipo della fiera calzaturiera milanese. Stiamo lavorando, insieme ad Assocalzature, di posticipare i giorni di svolgimento della manifestazione, magari legandola a Lineapelle, in modo da creare una vera sinergia».

Il tema del periodo in cui si svolge una fiera di articoli legati a produzioni stagionali come quelli della moda è fondamentale per incontrare le necessità dei clienti. Che, di questi tempi, sono quelle di ottimizzare al massimo tempi e costi. Anche perché, tra lo stallo dell’economia e lo spettro delle ripercussioni dovute alla crisi delle Borse asiatiche, il rischio di un altro buco nell’acqua per il Micam allarma non poco gli operatori del settore calzaturiero. «Siamo in attesa di verificare gli effetti della crisi finanziaria del Far-East - afferma Nacci - È chiaro che qualche scossone ci sarà in un contesto in cui i consumi, malgrado ciò che viene sbandierato in Italia, non sono per niente cresciuti».

Secondo il presidente di Toscana Manifatture, che comprende circa 70 aziende del comparto calzaturiero tra la provincia di Pisa e quella di Firenze per circa 700 affetti complessivi, la situazione attuale era prevista. «Si sapeva che dall’Oriente sarebbero arrivati problemi - sottolinea Nacci - Forse sono arrivati un po’ in anticipo, ma adesso dobbiamo vedere come reagiranno le quotazioni valutarie, specie il rapporto tra euro e dollaro. Gli analisti prevedono, comunque, un equilibrio rispetto ai flussi di lavoro. In pratica, se dovessero calare gli ordinativi dell’Oriente alle grandi firme della moda, saliranno quelli in arrivo dagli Stati Uniti a cui tutti guardano dall’inizio dell’anno come valvola di sfogo per una crescita di commesse. Cosa che, in realtà, non si è ancora concretizzata. Ma che sappiamo arriverà a breve, anche grazie ai contatti frequenti che abbiamo con i nostri clienti americani».

Insomma, anche per il mondo della scarpa di casa nostra, già fortemente indebolito dalla crisi che ha colpito la Russia e l’Ucraina a causa della guerra in atto tra i due Paesi, non sarà facile districarsi tra quotazioni di valute e speculazioni di Borsa che hanno colpito essenzialmente i piccoli e medi risparmiatori asiatici. Quelli che, in effetti, rappresentavano la fascia sociale che alimentava il mercato mondiale della moda. Prevedere gli scenari che si apriranno da qui alla fine del 2015 è molto difficile. Ma il Micam dirà se ci saranno spiragli positivi e se ci sarà da soffrire ancora. (a.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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