Attenzione
Concia, la crisi della borsa cinese fa paura
In vista di Lineapelle, nel Comprensorio del cuoio si temono cali di ordinativi a causa del rallentamento che ha investito l’area
SANTA CROCE SULL’ARNO. Quella che doveva essere la fiera del rilancio, dopo un netto calo del lavoro cominciato verso la fine del 2014 e continuato fino alla metà del 2015, diventa un momento da vivere col fiato sospeso per la paura delle ripercussioni che la crisi in atto in Oriente potrebbe avere sui prodotti di lusso. E quindi anche sui flussi di lavoro per le concerie toscane. La prossima edizione di Lineapelle a Milano, in programma dal 9 all’11 settembre, sarà una delle più importanti degli ultimi anni. Proprio per i motivi già citati. Lo stesso presidente di Assoconciatori, Franco Donati, afferma di essere «preoccupato per gli effetti che le cadute delle Borse asiatiche avranno sulle firme della moda e quindi sulle concerie».
Meno 5%. Per tutti gli operatori del settore, quella di ieri è stata la giornata del rientro ufficiale al lavoro. E si è trattato di una ripresa dopo un lungo periodo di ferie. Inevitabili le difficoltà a riprendere il filo del discorso interrotto all’inizio di agosto. Eccetto quel meno cinque per cento che equivale al calo del lavoro degli ultimi mesi, un dato rimasto in testa a tutti. «Il lavoro è calato in maniera evidente - riprende Donati - E Lineapelle, a cose normali, avrebbe dovuto fornirci indicazioni sui prossimi mesi. Con il cambiamento degli scenari in atto, rilevare lo stato di salute del settore sarà ancora più importante, in un appuntamento che resta il più atteso per la nostra categoria». E proprio per la rilevanza che ha questa manifestazione è lecito attendersi risposte rispetto allo spettro di una crisi di consumi da parte della locomotiva mondiale del commercio. Lusso compreso. Secondo Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola, i problemi che arrivano da Pechino potrebbero materializzarsi nel Comprensorio del Cuoio sotto forma di valutazioni instabili del dollaro. «Sarebbe, quindi, più un effetto sui prezzi che sui consumi - dice l’imprenditore - Anche se, al momento, non sembrano esserci ripercussioni sugli ordinativi giunti fino a questo momento».
Lusso a rischio. A Milano, nei prossimi giorni, si presenteranno i pellami per le collezioni destinate all’autunno-inverno del 2016 e del 2017. Anche questo aspetto rende questa edizione della fiera fondamentale. La stagione invernale, infatti, è da sempre quella in cui le concerie lavorano di più. «Ma col dubbio dell’Oriente - dice ancora il presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno - ci potrebbe essere un calo di consumi di beni voluttuari. Ci sono state perdite in Borsa da parte dei consumatori del 20% e possiamo ipotizzare una diminuzione di acquisti di prodotto del settore moda, a cui gli asiatici si sono molto affezionati negli ultimi anni».
Evitare lo tsunami finanziario. Innumerevoli le boutique aparte dalle griffe nel Far East da un po’ di tempo a questa parte, con l’obiettivo di cavalcare l’onda della diffusione della ricchezza in Paesi come la Cina e la Corea del Sud. Ma lo stop economico che sta vivendo quella parte di mondo ora si potrebbe trasformare in uno tsunami anche per le aziende del Comprensorio del Cuoio. «Credo che, al di là di ciò che potrebbe accadere - riprende Matteoli - è importante che le nostre imprese si presentino a Milano con la stessa competitività di sempre, consapevoli che solo la qualità può evitare problemi. È chiaro che il nostro lavoro è strettamente legato all’andamento di economie come quella statunitense o cinese. Ma la capacità che abbiamo sempre avuto di adattarci alle varie situazioni dovrà essere mantenuta anche in questa fase storica».
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