Gioco
Da dicembre le sagre non potranno durare più di sette giorni
Ecco il regolamento. Punta a conciliare due interessi: quelli delle associazioni e quelli dei ristoranti
CASTELFRANCO. Per il Comune di Castelfranco è giunto il momento di regolamentare il fenomeno delle sagre paesane, che da un po’ di tempo fanno discutere i ristoratori i quali per tutto l’anno esercitano regolarmente l’attività e pagano tasse e tributi. L’accusa dei ristoratori è quella di “concorrenza sleale” da parte degli eventi folkloristici basati sul lavoro volontario nei confronti di chi, al contrario, si impegna con continuità per dare occupazione nel rispetto di regole sanitarie, igieniche e tributarie.
Una conciliazione tra le parti, però, sembra essere possibile grazie al regolamento approvato dall’amministrazione: questo entrerà in vigore dal primo dicembre ed imporrà agli organizzatori di eventi destinati alla valorizzazione del patrimonio storico, sociale e gastronomico precisi limiti di tempo e una più ferrea disciplina sanitaria che ne accresca la qualità.
Dal “dolcione” alla sagra della pizza di Orentano, passando per la sagra del cinghiale o del porcino e della carne chianina di Castelfranco, tanti sono i momenti in cui ci si può ritrovare in piazza per gustare - a costo ridotto - prodotti della tradizione locale. Mettere nero su bianco le regole cui bisogna attenersi per poterlo fare è una misura necessaria, grazie alla quale si eviterà di incorrere in eccessi sgradevoli per la convivenza delle varie attività economiche.
«Sono veramente tanti i giorni in cui si svolgono le sagre - spiega Gabriele Toti, il sindaco - Per questo abbiamo pensato di fissare un limite massimo di 50 giornate all’anno per le manifestazioni di Castelfranco, mentre altre 50 sono previste per Orentano e 30 per Villa Campanile. Allo stesso tempo cercheremo di incrementare la qualità dell’offerta privilegiando gli eventi che valorizzeranno le eccellenze della zona e garantiranno l’approvvigionamento a filiera corta dei prodotti».
Sarà in base a questi criteri che ci si aggiudicherà il diritto di diventare “sagra tradizionale”. Nella scelta saranno privilegiate quelle manifestazioni che riusciranno a coinvolgere le altre realtà associative e assicureranno una completa trasparenza rispetto alla destinazione degli utili. Più che l’anzianità – fattore importante per capire quanto un evento sia radicato nella storia locale – sarà gradita la decisione di destinare parte del ricavato a fini sociali. Il 10% di giorni in meno nell’arco del prossimo anno, dunque, non deve spaventare - dicono in Comune - i tanti volontari che si impegnano per dare vita a eventi che valorizzano prodotti gastronomici di qualità.
«Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana – osserva l’assessore allo sviluppo economico, Giulio Nardinelli – che cerca di conciliare l’interesse di chi ha un’attività fissa con quello di chi organizza manifestazioni capaci di dare vita a turismo e a un considerevole ritorno economico nella nostra zona».
Ogni sagra non potrà prolungarsi per un periodo superiore ai sette giorni consecutivi e non dovrà svolgersi in concomitanza con altre manifestazioni, all’interno dello stesso centro abitato. Inoltre sarà obbligatorio non solo rispettare la normativa igienica regionale per somministrare alimenti e bevande, ma anche il calendario della raccolta differenziata dei rifiuti. Per questo si dovrà pagare una tassa temporanea e proporzionata all’impatto dell’evento. Saranno invece escluse dal regolamento le cene sociali, destinate ai soli tesserati delle associazioni.
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