Attenzione
Sottopasso, caso in Procura
Una donna ha rischiato di annegare, i carabinieri informeranno il magistrato
CASCINA. Il Comune respinge al mittente ogni accusa: nessuna anomalia negli strumenti di controllo del sottopasso. Dopo la tragedia sfiorata a San Frediano a Settimo, in via Macerata c’è da capire cosa non ha funzionato. Franca Casarosa, 72 anni, rimasta intrappolata con l’auto nel sottopasso sommerso da cinque metri d’acqua, sta abbastanza bene. Ha visto la morte in faccia. È viva solo grazie all’intervento di due carabinieri della stazione di Cascina e di un cittadino, Franco Ferrini, 52 anni. La pensionata poteva affogare e c’è da capire se chi ha il compito di proteggere la vita dei cittadini in caso di emergenze come quelle del maltempo ha attivato strumenti operativi adeguati, come previsto dalla legge, che individua nei Comuni e nel sindaco le figure principali di protezione civile. I carabinieri - non è escluso che la pensionata salvata presenti una denuncia - stanno raccogliendo informazioni su quanto avvenuto. Invieranno una comunicazione alla Procura della Repubblica a Pisa perché possa valutare i fatti e stabilire se emergono responsabilità penali.
A distanza di un giorno dal drammatico salvataggio, il sottopasso è stato riaperto al traffico ieri alle 11.33, dopo che è stata rimossa l’auto di proprietà della pensionata. Auto che, dopo essere rimasta per più di 24 ore nell’acqua, potrà essere solo rottamata. Operai del Comune hanno effettuato un sopralluogo, poi è stata bonificata la carreggiata, piena di rifiuti e detriti, prima di ripristinare la circolazione. Il tutto davanti alle telecamere della trasmissione “Estate in diretta” di Rai Uno, sul posto con i cronisti per incontrare i protagonisti di una storia drammatica, ma per fortuna a lieto fine. Alcuni elementi emergono con una certa evidenza: le pompe del sottopassaggio di via Macerata, così come quelle di altri sottopassi, sono andate in crisi. In via Macerata il semaforo del sottopasso che dovrebbe mettere al corrente gli automobilisti della presenza di allagamenti era spento, stando ai soccorritori e non solo. Lo sostengono con forza la pensionata, i carabinieri che l’hanno salvata e altri testimoni.
Il sindaco Alessio Antonelli - fa sapere il suo ufficio stampa - che dai controlli effettuati nel corso della mattina del 24 agosto «sui sottopassi risulta il completo funzionamento regolare di pompe e semafori di allagamento. Se, come affermano le persone che avete intervistato, il semaforo del sottopasso di via Macerata al momento del salvataggio non funzionava, ciò potrebbe essere dovuto a cause contingenti all'evento metereologico: una possibile interruzione di corrente dovuta ai fulmini del temporale, oppure lo scatto del salva-vita del sistema di allarme semaforico infiltrato dall'acqua che ha allagato il sottopasso».
È stato proprio un comunicato inviato dal Comune a poche ore dal drammatico soccorso a raccontare di un sistema di protezione civile partito in ritardo rispetto a quelle che erano le reali necessità. Sappiamo che alle 6,55 il sottopasso di via Macerata e molte strade di Cascina erano allagate, i cittadini - esasperati - hanno telefonato in municipio senza ottenere risposte e allora si sono rivolti alle forze di polizia e al 115. A quell’ora la pensionata è rimasta in trappola, un commerciante ha provveduto a bloccare il traffico in via Macerata. Il Comune dice di avere aperto il Coc, Centro operativo comunale, alle 7. Forse troppo tardi rispetto a quelle che erano le effettive necessità: pioveva a dirotto da due ore. Eppure l’amministrazione comunale era stata allertata dalla prefettura. Dunque, impossibile dire che ci siano stati fulmini a ciel sereno. «Dalle ore 7 di stamattina (cioè del 24 agosto) - si legge nella nota del Comune - tre squadre di due operai ciascuna (solo sei persone per un Comune che ha più di 45mila abitanti?, ndr) hanno iniziato a muoversi sul territorio per transennare le strade allagate e liberare pozzetti per consentire all'acqua di defluire meglio. Oltre alle squadre comunali, sono state attivate quelle dell'associazione La racchetta, della Croce rossa, della Misericordia di Cascina e della Misericordia di Latignano».
La macchina dei soccorsi sembra essersi messa in moto con lentezza, proprio come denunciano i cittadini. Un altro punto piuttosto controverso e che torna costantemente dopo ogni ondata di maltempo riguarda il piano comunale della protezione civile che è piuttosto datato e non è stato aggiornato. I ritardi potrebbero essere dovuti a un sistema di protezione civile che fa acqua. Anche qui la legge che istituisce il servizio nazionale di protezione civile è chiara: il piano dei soccorsi non dovrà limitarsi a fronteggiare le conseguenze dovute a situazioni di emergenza, ma dovrà comprendere attività di: 1) previsione - conoscenza del territorio e delle problematiche (specificità ed eventi possibili, punti sensibili); 2) prevenzione - attività quotidiane a favore del territorio e della popolazione; 3) soccorso - vicinanza ai luoghi colpiti in caso di necessità; 4) superamento dell'emergenza.
Anche su questo l’amministrazione minimizza: «Il piano di protezione civile è stato aggiornarlo nel 2009 e un nuovo aggiornamento è previsto entro il 2015».
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