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Quell’imbuto che fa allagare le aziende

Quell’imbuto che fa allagare le aziende

Mai risolto il problema del rio Malucco Ora il Consorzio promette d’intervenire

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PONTE A EGOLA. L’acquazzone di lunedì ha riacceso l’attenzione sull’ormai celebre rio Malucco. Poco più di un fosso, stretto tra la ferrovia e le aziende, che rappresenta l’unica via d’uscita per le acque chiare nella zona industriale Romaiano di Ponte a Egola. Un piccolo “imbuto”, con alcuni problemi strutturali mai risolti, che lunedì ha causato l’ennesimo allagamento delle strade e dei piazzali nell’area di via della Tecnica e via della Spira, seguendo lo stesso copione di appena due mesi fa. Un problema di cui si parla da anni e che gli imprenditori non sono più disposti a tollerare. L’ente chiamato in causa è il Consorzio di Bonifica, che da mesi sarebbe alle prese con la stesura di un progetto per adeguare il rio Malucco.

«Il problema si trascina da tempo – ammette il direttore Giovanni Bracci – Per questo stiamo lavorando a livello progettuale cercando di accelerare il più possibile. Contiamo di avere il progetto definitivo entro l’anno per poi richiedere i finanziamenti alla Regione. Il progetto ci dirà di cosa c’è bisogno: capiremo se basterà intervenire sul rio Malucco o anche sulle fognature».

Per l’amministrazione di San Miniato, invece, non esistono dubbi sul fatto che il problema nasca tutto dalle condizioni del rio. «È l’unico recettore sul quale gravita tutta la zona industriale – ricorda l’assessore Manola Guazzini - appena si riempie, le fognature entrano in crisi. Servirebbero una ricavatura del rio e una sistemazione dei dislivelli, perché in un punto c’è una soglia che interrompe la pendenza. La competenza è del Consorzio, ma il Comune sta facendo la sua parte».

Comune che fra settembre e ottobre si appresta a far partire un altro intervento di natura idraulica atteso da tempo: quello per la realizzazione di un impianto di sollevamento a San Donato, nei pressi di via Arginale Ovest. Un’opera da 400mila euro che permetterà, in caso di piena, con la chiusura delle cateratte, di convogliare in Arno le acque intorno a San Donato, quelle provenienti dal depuratore Cuoiodepur e di alleggerire almeno in parte anche il rio Malucco.

Intanto i Cinque Stelle di Castelfranco sottolineano che «basta una passeggiata per capire, anche senza grandi competenze, in quale condizione disastrosa sono gli scoli delle acque: gli accessi a fognoli e tombini sono totalmente otturati. Un anno fa – scrivono - l’assessore all’ambiente ci disse che “la stasatura sarebbe stata svolta secondo una programmazione ben precisa e puntuale”. Dopo quasi un anno, dopo che sono trascorsi i mesi più adatti alla pulizia, ci chiediamo quanto tempo ancora dovremmo aspettare?».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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