Il dolore
Fiume di fango su San Dalmazio
La strada per Siena chiusa a causa di frane e smottamenti. Sotto accusa la Provincia: «Scarsa la manutenzione»
POMARANCE. Serviranno almeno 48 ore per riaprire la strada provinciale 27 a San Dalmazio, che permette a chi abita nella zona di Pomarance di raggiungere Siena senza dover tornare a Volterra. Due giorni in cui la Provincia di Pisa sarà obbligata a togliere fango, detriti e alberi dall’asfalto dopo la grande paura vissuta l’altra notte dal centinaio di abitanti del paese a causa del violento temporale che si è abbattuto sulla zona: in 5 ore, secondo il Centro funzionale regionale, addirittura 232 millimetri di pioggia.
Lo scaricabarile. Un disastro annunciato: da tempo la Provincia è sotto accusa da parte dei Comuni per la scarsa manutenzione a strade e territorio. E, come nella migliore tradizione italiana, lo scaricabarile delle responsabilità, investe i cittadini. La Provincia, infatti, ha inviato una lettera ai proprietari di terreni e case lungo la strada invitandoli a effettuare lavori di manutenzione alle cosiddette ripe, i pendii per intenderci, in modo da evitare frane e smottamenti. Altrimenti le spese dell’intervento per il ripristino della circolazione dovranno essere pagate dagli stessi abitanti della zona.
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A chi spetta la manutenzione? È proprio uno dei proprietari, Giacomo De Carolis, titolare dell’agriturismo Le Capanne, a mostrare la lettera della Provincia, datata 5 dicembre 2014 e firmata dal funzionario della Provincia, responsabile della viabilità in Valdicecina, Cristiano Ristori. Lo stesso che troviamo in mezzo al fango della strada 27, mentre una ruspa toglie terra e pietre dall’asfalto. «L’argomento è spinoso - dice - ci rifacciamo agli articoli 31 e 32 del codice della strada, in cui è scritto che sono i proprietari dei terreni a dover effettuare la manutenzione delle ripe dei fondi laterali alle strade. Così come chi ha diritto di condurre le acque nei fossi è anche obbligato a provvedere alla conservazione degli stessi». De Carolis, però, non ci sta: «Io posso anche fare i lavori. Ma l’acqua arriva dall’alto e porta a valle terra e detriti che non sono miei. Come mi devo comportare?».
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Tema caldo. Il 15 luglio i sindaci della Valdicecina si erano addirittura incatenati per denunciare, tra i vari problemi, quello delle strade dissestate e delle numerose frane presenti a Volterra, Pomarance, Castelnuovo Valdicecina e Montecatini Valdicecina. Insieme a loro il presidente dell’Unione montana, Carlo Giannoni, che il 4 settembre incontrerà i consiglieri regionali eletti nel Pisano, proprio per coinvolgere la Regione in questo delicato argomento. Il tema è caldo, perché lo scorso inverno la Valdicecina è stata subissata dalle frane con continue strade interrotte e disagi per le popolazioni. Ieri, tanto per fare un esempio, l’assessore ai lavori pubblici di Volterra, Paolo Moschi, ha chiesto «un sopralluogo e un’audizione sul tema della strada 68 e di tutta la viabilità del Volterrano, che da decenni versa in condizioni di degrado e arretratrezza» alla commissione infrastrutture della Regione Toscana.
Gli ulivi piovuti dalla collina. Insomma i problemi, da queste parti, sono ovunque. Ieri è toccato a San Dalmazio, dove in alcuni casi c’è stato pericolo per le abitazioni e le persone. Infatti, nel giardino dello chalet con piscina di Sandro Barabino e Stefania Ghelli, una coppia genovese con casa per le vacanze dotata di plendida vista sui monti della Valdicecina, sono “piovuti” due ulivi dai terreni sopra la villetta. Che, per fortuna, si sono fermati a pochi metri dall’edificio. La cantina del ristorante La Rocca è finita sotto un metro d’acqua per via di un fosso interrato, che scende dalla collina a ridosso del centro del paese, ingrossato dalla forte pioggia. «Meno male che sono arrivati i ragazzi della Protezione civile - racconta il titolare, Stefano Prunetti - altrimenti non avrei saputo come fare».
Fango da spalare. I gestori del residence Il Monastero, invece, hanno spalato fango tutta la notte e la mattina per liberare l’esterno della struttura. E Mario Bruchi si è trovato con una montagna di terra, scesa anche in questo caso dalla collina, al cancello di casa. «È piovuto tantissimo - dice - ma qui manca anche la manutenzione. Nessuno la fa più e siamo abbandonati da tutti».
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