Il Tirreno

Pontedera

Cassa d’espansione in ritardo di anni Ora manca la firma

di Andreas Quirici
Cassa d’espansione in ritardo di anni Ora manca la firma

Il sindaco Antonelli si difende dalle critiche della gente «Se una persona s’infila in auto nel sottopasso allagato...»

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CASCINA. Era il settembre del 2011 quando il sindaco Alessio Antonelli, ieri bersaglio delle proteste della gente per le strade allagate, presentò il progetto della cassa di espansione del fosso della Mariana Schippisi al Comitato dei cittadini, costituitosi dopo gli allagamenti a Sant’Anna e San Casciano del 2009 e del 2010. A quasi quattro anni di distanza, quell’intervento, che doveva essere pronto nel 2012 con una spesa di 450mila euro, non è ancora stato realizzato. «Un’opera importante per il nostro territorio», diceva il sindaco in quel periodo. «I lavori sono fermi perché dobbiamo realizzare un’indagine archeologica prima di poter scavare la cassa di espansione», ha affermato ieri lo stesso Antonelli a poche ore dagli ennesimi allagamenti di strade, case e negozi nelle stesse zone di sei anni fa. Un “freno” che sarebbe dovuto, però, allo stesso Comune di Cascina.

La mancata firma digitale. Si tratta di “archeologia preventiva”, come viene definita dai tecnici, che si mette in atto praticamente sempre quando si scava in Toscana, dove è facile trovare reperti storici nel corso di opere pubbliche di questo tipo. È ciò che, per esempio, ha permesso di scoprire un anfiteatro romano a Volterra di recente. Una prassi, quindi. Che la Sorpintendenza ai beni archeologici della Toscana sta aspettando di avviare da vari mesi ormai. Ma che sarebbe bloccata dalla mancata firma digitale del Comune di Cascina, secondo Claudia Rizzitelli, funzionario dell’ufficio di Pisa della stessa Soprintendenza.

In attesa da Pasqua. «Lo scorso mese di aprile abbiamo inviato al Comune cascinese tutta la documentazione necessaria per far partire i lavori - racconta Rizzitelli - Compresa anche la convenzione tra la stessa amministrazione comunale, il ministero dei Beni e le Attività Culturali e il Consorzio 4 Basso Valdarno, gli altri enti coinvolti nell’operazione. Una convenzione che deve essere ratificata dai rappresentanti degli enti con la firma digitale, come prevede la normativa. Siamo tutti d’accordo, ma stiamo aspettando che proprio il Comune di Cascina dia il via alla procedura, che necessita non più di mezz’ora di tempo, per mettere le varie firme digitali richieste. Solo a quel punto si potrà far partire l’indagine archeologica. Ho parlato con una dirigente del Comune non più di un mese fa, ma ancora l’iter non è stato avviato».

Indagine a settembre. Il sindaco Antonelli, interpellato sulla cassa di espansione, poco poco l’alluvione di ieri, ha detto che «l’indagine archeologica partirà a settembre, forse già alla metà del mese». Una notizia, quindi, che lascia aperta la speranza ai cittadini di non doversi più arrabbiare e organizzare davanti a situazioni come quelle di ieri. Simili a quanto già vissuto negli ultimi anni.

Il fosso della discordia. D’altra parte, il fosso della Mariana Schippisi è sempre stato una croce per l’amministrazione cascinese e i suoi cittadini. Fino al 2009 se n’è parlato per i cattivi odori che emanava, costringendo a continue proteste gli abitanti. Anche se qualche allagamento aveva già fatto scattare l’allarme sul sistema idrico della zona. L’allora sindaco, Moreno Franceschini, ne prometteva la copertura, ma poi i problemi legati alle piogge si sono fatti più frequenti ed è arrivato lo studio per la realizzazione della cassa di espansione, il cui passaggio burocratico fondamentale (l’approvazione della variante al regolamento urbanistico), risale al settembre 2012.

Pochi operai al lavoro. Forse, come già spiegato nel 2011, la cassa di espansione a San Casciano non esclude al cento per cento allagamenti come quelli di ieri. Ma è chiaro che aiuterebbe ad alleggerire una situazione che, quando piove abbondantemente come negli ultimi anni, costringe a interventi di emergenza che il Comune non sembra avere le forze per gestire. Infatti, come spiegato in un comunicato dell’amministrazione, per controllare la situazione di un territorio di quasi 80 chilometri quadrati, c’erano appena sei operai del Comune «per transennare le strade allagate e liberare i pozzetti», in modo «da far defluire meglio l’acqua». In più sono state attivate «squadre dell'associazione La racchetta, della Croce rossa, della Misericordia di Cascina e della Misericordia di Latignano». Un impiego di forze che «ha permesso di tenere sotto controllo la situazione», ha spiegato al telefono lo stesso Antonelli che ha aggiunto: «Se poi una persona s’infila con l’auto nel sottopasso allagato...», riferendosi alla donna salvata dai carabinieri a San Frediano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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