Il Tirreno

Pontedera

Per la Basilica di bignè arrivano in centinaia

di Andreas Quirici
Per la Basilica di bignè arrivano in centinaia

Sfila a Orentano la riproduzione di Santa Maria degli Angeli

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ORENTANO. «Quando esce il dolcione?». La biondina guarda in alto, verso la mamma. Quasi implorante. «Presto, stai tranquilla», risponde la donna, anche lei smaniosa di vedere la Basilica di Assisi composta da oltre 100mila bignè. Del resto, la curiosità di vedere questa mastodontica riproduzione di Santa Maria degli Angeli, in omaggio a Papa Francesco, è tanta e quasi si può toccare nel centro di Orentano, dove da 47 anni ormai si aspetta agosto per vedere all’opera i maestri pasticceri e i carpentieri che lavorano al mega-dolce, ogni volta diverso. L’attesa è tanta. E anche ieri erano c’erano centinaia di persone ad aspettare questa splendida scultura di bigné alla crema e pan di Spagna.

Una festa che sembra sempre uguale, ma che cambia tutti gli anni. Proprio in funzione della scelta fatta dall’Ente Carnevale dei bambini. Nel 2014, per esempio, è stata realizzata la cattedrale di Cordoba, anche quella dedicata al pontefice argentino, giusto per dare un’idea del lavoro che coinvolge tutta la comunità della frazione castelfranchese. Perché, in effetti, questa è la festa di Orentano e della sua capacità di sfornare, è proprio il caso di dirlo, bravissimi pasticceri che, in passato, si sono trasferiti a Roma dove hanno aperto locali di successo. E la Sagra del Bignè, in realtà, lancia proprio un messaggio di ottimismo, come sottolineato dal sindaco, Gabriele Toti: «Da qui in molti sono partiti per trovare lavoro. E ci sono riusciti. Ma questo è anche un appuntamento legato a un prodotto di qualità come il bignè che può offrire opportunità economiche a tante persone».

Il lavoro che sta dietro al dolcione è enorme. Carpentieri, “manovali” e maestri pasticceri si sono dati da fare l’altra notte e ieri mattina. C’era da preparare il pan di Spagna per la “creazione”, ma anche quello da conservare nelle celle frigo e da distribuire dopo la sfilata della Basilica di Assisi. C’era da sistemare i bignè sulla struttura che riproduce la chiesa e da preparare la crema e gli stessi bignè. Compiti, questi ultimi, che spettano ai veri pasticceri.

Ma l’importanza della manifestazione sta anche nei numeri: 560 litri di crema per 13.500 bignè messi in vendita durante la giornata. E che, alla fine, per i golosi rappresentano la vera attrazione dell’intera manifestazione.

Da quasi cinquant’anni, infatti, Orentano è sinonimo di bignè. E la scelta di fare la sagra proprio ad agosto ha un significato doppio. Il primo è che questo è il mese di San Lorenzo Martire, patrono del paese. Il secondo è legato al classico periodo delle ferie, quando i pasticceri emigrati a Roma tornavano in paese a trovare i parenti e gli amici.

Di tempo, dalla fine degli anni Sessanta, quando fu organizzata la prima edizione della sagra, ne è passato tanto. Il contesto in cui questa festa è nata non è più lo stesso. A Roma di pasticceri originari di Orentano non ce ne sono più molti. Così come l’usanza di tornare al paese per le vacanze è un po’ tramontata. Ma la Sagra del Bignè resiste e continua ad avere successo, proprio perché si basa su un prodotto che non passa mai di moda. Specie se è buono come quello che si fa da queste parti.

Anche ieri sera le bancherelle che vendevano i dolci sono state prese d’assalto. Il tutto mentre alla Dogana, nel capannone dell’Ente Carnevale, si ritoccava la Basilica di Assisi. Un’attesa alleviata anche dalla tombola in piazza con 1.500 euro come premio. Altra dimostrazione di quanto sia rilevante questo appuntamento che, come da tradizione, avvia verso la conclusione il mese di agosto, sancendo praticamente la fine delle vacanze.

Pensando al clima di maliconia, legato al rientro al lavoro, è bello immaginare che, oltre alla concomitanza con il patrono e il ritorno dei pasticceri a casa, la scelta degli organizzatori di fare la sagra in questo periodo sia nata anche dalla voglia di regalare alla gente un po’ di dolcezza in un momento di amarezza, tipico del ritorno alla routine. Un sollievo per il palato, necessario in questa fase di crisi economica, in cui purtroppo non tutti hanno la “monotonia lavorativa” a cui tornare.

Guardando le facce sorridenti dei bambini, ma soprattutto degli adulti per le strade del paese, si capisce che i dolci dei maestri pasticceri di Orentano funzionano davvero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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