Il Tirreno

Pontedera

Il questore propone la revoca della licenza per le Guardie

di Sabrina Chiellini
Il questore propone la revoca della licenza per le Guardie

Consegnata la relazione con i risultati dell’ispezione amministrativa fatta dopo che un vigilante ha ucciso un collega che tentava di rapinarlo

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NAVACCHIO. L’ispezione amministrativa, richiesta dalla prefettura ed effettuata lunedì scorso nella sede del Corpo Guardie di città, uno degli istituti di vigilanza simbolo dell’immagine di Pisa quando si parla di sicurezza, ha messo in evidenza diffuse irregolarità nella gestione del personale e delle attività svolte. Violazioni che sono sfociate nella richiesta dell’applicazione di misure altrettanto gravi nei confronti dell’istituto da parte della questura. È questo un primo punto fermo, mentre l’inchiesta penale è ancora in corso, rispetto alla rapina che è stata sventata da un vigilante delle Guardie di Città, Simone Paolini, 37 anni, di Pisa. Quest’ultimo per difendersi e proteggere i circa seimila euro ritirati dal Palabingo di Navacchio ha sparato. E ha ucciso un suo collega, Davide Giuliani, 46 anni, che si era improvvisato rapinatore anche se, da quanto risulta dai primi accertamenti balistici, non aveva una grande dimestichezza con le armi, tanto che avrebbe fatto inceppare la pistola. Dopo il dramma è emerso che Paolini effettuava in maniera regolare servizi di trasporto valori per l’azienda ma non aveva il porto d’armi in regola e quindi non poteva essere impiegato per servizi armati. Da qui, ma non solo per questo, la richiesta di ispezione nella sede dell’istituto di vigilanza di Mariano Bizzarri Ollandini, uno dei più conosciuti e molto attivo nelle relazioni con il mondo politico e istituzionale pisano. La relazione dopo al controllo amministrativo è stata consegnata dalla questura giovedì in prefettura. Il caso di Paolini non è isolato: sono altre quattro o cinque le posizioni irregolari di altrettante guardie giurate, sempre per la questione del porto d’armi. Una di queste, come ormai è noto, riguarda il capo servizio, Daniele Paolicchi, il quale è riuscito ad ottenere il rinnovo del porto d’armi il giorno dell’ispezione ma non ha potuto evitare il sequestro della pistola, per quanto non ne siano stati spiegati i motivi, probabilmente in quanto la polizia ha accertato che per alcuni mesi l’ha usata per ragioni di servizio pur con il porto d’armi scaduto. In seguito all’ispezione la questura, dunque, ha chiesto che venga revocata la licenza - o sia adottato un provvedimento di sospensione immediata - all'istituto proprio per dare un segnale forte di esigenza di legalità in un settore tanto delicato e tenendo conto sia delle violazioni che riguardano il porto d’armi delle guardie giurate, sia il mancato rispetto del regolamento di servizio. La decisione finale spetta alla prefettura. Probabilmente arriverà al rientro dalle ferie del prefetto Attilio Visconti oppure in seguito, quando si conoscerà l’esito degli accertamenti della guardia di finanza e dei carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro. Oltre a quelli su guardie particolari giurate che nel passato avrebbero lavorato come metronotte senza averne i titoli necessari. La relazione a firma del questore Alberto Francini si sofferma nel dettaglio, stando a quanto si è appreso, sulle irregolarità che riguardano almeno quattro guardie giurate le quali per mesi hanno operato con i titoli scaduti sia per il porto di pistola che per eseguire il compito di guardia particolare giurata, così come previsto dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Tra questi c’è anche, come si sa, il braccio destro del presidente dell'istituto. Daniele Paolicchi risulta per almeno tre mesi al lavoro con il porto di pistola scaduto e rinnovato ufficialmente solo nel giorno in cui è avvenuta l'ispezione con una procedura che non è stata il massimo della trasparenza e che non ha seguito l’iter riservato in genere ai cittadini, tenuti a presentare l’istanza di rinnovo almeno 60 giorni prima della scadenza. A complicare i guai del presidente e dei suoi collaboratori ci sono poi le affermazioni messe nero su bianco dall'azienda, in un comunicato stampa diffuso dopo la tragedia. Riguardano il ritiro (avvenuto a gennaio) delle licenze di Giuliani, cioè della guardia giurata che si è improvvisata rapinatore forse perché strangolata dai debiti o forse per rivalsa contro l’azienda che prima lo considerava un uomo di fiducia e poi lo aveva lentamente messo ai margini del lavoro. L’istituto, per sua ammissione, ha ritirato il decreto di guardia particolare giurata e il porto d’arma personale a Giuliani, ma non lo ha restituito alla prefettura oppure alla polizia o ai carabinieri. Come invece sarebbe stato doveroso a causa “degli accadimenti nei quali la persona defunta – così ha scritto l’istituto – era stata coinvolta e che avevano lasciato da pensare”. Certamente un comportamento da chiarire, visto che non è stato accompagnato da una comunicazione tempestiva alle forze di polizia.

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