Attenzione
Ferri corti tra Comune e curia per il regolamento urbanistico
Non piace alla diocesi la nuova destinazione delle piazze del Duomo e del Seminario Probabile un ricorso al Tar, sullo sfondo questioni mai sopite relative alla proprietà
SAN MINIATO. Si respira un vento carico di tensione fra il Comune e le istituzioni ecclesiastiche di San Miniato. Un attrito inedito, almeno per l’era del sindaco Gabbanini, che pare destinato a riaccendere vecchie questioni mai sopite sulla proprietà e l’utilizzo delle due piazze più importanti del centro storico: piazza del Duomo e piazza della Repubblica (meglio nota come piazza del Seminario).
All’origine del contendere c’è il nuovo regolamento urbanistico approvato il 7 agosto scorso, che ha introdotto nuove classificazioni alle due piazze e ad alcuni edifici adiacenti che non sarebbero affatto piaciute alla Curia sanminiatese. Fino ad oggi, infatti, il vecchio regolamento classificava l’area delle due piazze con la dicitura generica di “centro storico”: un’indicazione astratta che evitava di entrare troppo nel merito di questioni mai chiarite fino in fondo. Sulla proprietà di piazza Duomo, del resto, si è dibattuto a lungo, anche se le ultime indicazioni assegnerebbero gran parte della superficie alla parrocchia e al Capitolo dei canonici della cattedrale, mentre solo una piccola porzione risulterebbe di proprietà pubblica. Al contrario, piazza della Repubblica è interamente di proprietà del Seminario e il suo utilizzo sarebbe regolato attraverso un’apposita convenzione col Comune. Il nuovo regolamento urbanistico ha cercato in qualche modo di “mettere ordine”, introducendo ad entrambe, per la prima volta, la nuova classificazione di “piazza pubblica”. Non solo: tutti gli edifici adiacenti di proprietà religiosa (cattedrale, museo del duomo, chiesa del santissimo crocifisso e torre campanaria) sono stati classificati come “servizi di interesse comune esistenti”.
Novità che hanno fatto sobbalzare gli enti religiosi coinvolti: la parrocchia, il Seminario e il Capitolo dei canonici della cattedrale, che attraverso il vicario generale della diocesi don Morello Morelli avevano presentato nel luglio 2014 tre distinte osservazioni chiedendo il ripristino della vecchia dicitura di “centro storico”. Osservazioni che sono state respinte quasi interamente. Una quarta, invece, era stata presentata a nome della diocesi dall’ex vescovo Fausto Tardelli, che ha chiesto e (in questo caso) ottenuto di rimuovere almeno il palazzo vescovile dai cosiddetti “servizi di interesse comune”. Niente da fare, invece, per gli altri edifici e soprattutto per le due piazze.
Dagli uffici del Comune è stato spiegato che le nuove classificazioni «non attengono ad aspetti patrimoniali – si legge nella risposta alle osservazioni - ma alla destinazione urbanistica di tali spazi e immobili», aggiungendo che le regole puntuali per l’utilizzo di tali spazi «sono rinviate al vigente Piano per il centro storico». Una spiegazione che tuttavia sembra non aver soddisfatto gli enti ecclesiastici sanminiatesi, spaventati a vario titolo dalla possibilità di perdere la piena disponibilità delle due piazze, lasciando in qualche modo “mano libera” all’amministrazione comunale, con la paura di vedersi limitato il pieno godimento dei beni posseduti.
Dalla curia rispondono di non voler commentare, anche se le indiscrezioni parlano di possibili contromosse all’orizzonte. Nelle stanze del palazzo vescovile, infatti, si starebbe valutando di impugnare il nuovo regolamento urbanistico di fronte al Tar.
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