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Terrorismo, la difesa chiede la scarcerazione del giovane marocchino

Terrorismo, la difesa chiede la scarcerazione del giovane marocchino

Il venticinquenne è stato arrestato con l'accusa di istigare alla guerra santa. L'avvocato: "Manca la contestazione del delitto o dei delitti a cui si riferirebbe la condotta di apologia"

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PONSACCO. Jalal El Hanaoui, il marocchino di 25 anni, da 17 residente a Ponsacco, arrestato a luglio per istigazione alla jihad, deve essere scarcerato per "l'erronea applicazione della legge penale e vizio di motivazione" perché nelle contestazioni a lui mosse non c'è "la contestazione del delitto o dei delitti a cui si riferirebbe la condotta di istigazione o di apologia asseritamente posta in essere dall'indagato".

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Lo afferma nel ricorso depositato in Cassazione il suo difensore Tiziana Mannocci. Secondo il legale, infatti, gli indizi raccolti a carico del marocchino, che secondo l'accusa istigava alla jihad attraverso una serie di post sui social network, sono insussistenti come risulterebbe dalla "semplice analisi delle carte" in possesso dell'autorità giudiziaria. Per la difesa di El Hanaoui non c'è alcuna istigazione o apologia alla jihad nella navigazione su internet del giovane marocchino, semmai vi è un interesse religioso per l'Islam ma soprattutto, scrive Mannocci nel ricorso, "nessuno dei post o dei commenti presenti nelle carte processuali, né il messaggio complessivo inferibile dagli atti tale da assumere valenza univoca o significato monodirezionale, così che la polivalenza dei concetti espressi non consente neppure a livello indiziario" di giungere alla conclusione che ne ha determinato l'arresto.

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L'avvocato Tiziana Mannocci, nel ricorso per Cassazione che potrebbe fissare l'udienza entro ottobre, evidenzia anche la contraddittorietà di alcuni passaggi dell'ordinanza del riesame che aveva confermato la custodia cautelare per El Hanaoui e in particolare ne contesta le conclusioni nelle quali il tribunale aveva espressamente definito la condotta dell'indagato "non pienamente consapevole", perciò, sottolinea il legale, la non piena consapevolezza della gravità delle condotte realizzate, non sono altro che "l'assenza di coscienza e volontà tipiche del dolo".

Inoltre, secondo Mannocci, il pronunciamento del tribunale del Riesame "allude in parte a condotte celebrative e in parte a comportamenti di incitamento, senza peraltro indicare in modo sufficientemente delineato né le une né gli altri e quindi non è chiaro se si tratti di delitto in forma apologetica o di istigazione".

"Non è chiaro poi - prosegue il ricorso - quali siano i fatti di terrorismo islamico oggetto di approvazione, in assenza di una specifica delibazione e valorizzazione dei singoli casi. In più, non sono determinate le condotte che inciterebbero a intraprendere atti sovversivi di terrorismo e di affermazione della violenza".

Infine, la difesa del giovane marocchino, che a Ponsacco vive insieme ai genitori e a un fratello, rileva che non sono stati valutati attentamente gli indizi a suo carico: "Il Tribunale del Riesame - conclude il ricorso - si è limitato ad affermare che "è agevole ravvisare gli estremi del delitto in alcune frasi postate sui profili Facebook riconducibili a El Hanaoui" e dunque l'assenza di uno scrutinio serio e critico dei singoli elementi indiziari e la mancanza di una valutazione analitica del materiale in prospettiva cautelare costituiscono omissioni che colpiscono l'apparato motivazionale: per questo l'ordinanza merita di essere annullata".


 

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di Redazione web