Il Tirreno

Pontedera

La macchina del tempo tra menestrelli e falchi

di Andreas Quirici
La macchina del tempo tra menestrelli e falchi

Il patibolo, le giostre e le locande dove si paga col “grosso”

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VOLTERRA. La ragazzina bionda si avvicina all’uomo nero incappucciato. Appoggia la testa sulla base della patibolo, in silenzio, e aspetta di vivere il suo ultimo istante di vita. Tradisce un po’ di nervosismo per via della risatina che le esce dalla bocca, malgrado il momento solenne. Poi, però, quando il boia prende in mano alcuni rami di alloro e comincia a farle il solletico alle gambe si mette a ridere e la possibile decapitazione si trasforma in una foto scattata col telefonino dai genitori sistemati in prima fila davanti al palco. Con piazza dei Priori a fare da sfondo per la perfetta ambientazione medievale. Il boia e il suo patibolo è una delle attrazioni di Volterra Ad 1398, il cui primo appuntamento, ieri, è andato via liscio malgrado le grandi nubi che hanno sorvolato i cieli della Toscana come falchi affamati.

Rapaci e salsicce. Già, il falco e i suoi fratelli. Grandi protagonisti al Parco di Castello, a due passi dal carcere e dagli scavi archeologici. Un appuntamento irrinunciabile per una festa medievale che si rispetti. Il gruppo Falconarius ha messo in mostra una serie di rapaci che hanno strappato applausi a tantissime persone riunite a cerchio nel verde dei giardini tra “il villaggio” e i suoi punti di ristoro e “l’accampamento” con le armi dell’epoca e i cavalieri intenti in combattimenti. Ma anche in lauti pranzi a base di salsicce e porchetta per rifocillarsi dopo le fatiche. Il cibo è uno dei fili conduttori di questa manifestazione che richiama a Volterra diecimila visitatori in ciascuna giornata. Italiani, certo. Ma anche tantissimi stranieri, tutti alla ricerca di un panino con pancetta o dolci tipici del Medioevo. E poi tanto vino in recipienti di terracotta come nella migliore tradizione di quei tempi. Ma attenzione. Nessun acquisto senza aver cambiato gli euro in “grossi”, le monete con la scritta “Volterra Ad 1398”. Un’accortezza che permette di evitare file alle casse dove in molti vengono rimandati ai “cambi”.

Storia e circostanze. D’altra parte, qui tutto trasuda di rievocazione storica. Compresi i tantissimi giochi per i bambini. Anche se poi vedi gli adulti prendere in mano i bastoni, a cui sono appesi fili e ami, che servono per pescare fiaschi impagliati. La festa è per tutti. Per i più piccoli, ma anche per i loro genitori con le mamme a cercare stoffe da comprare. E i padri a osservare da vicino le armi del 1398. Un anno che, in realtà, non ha un particolare significato per la storia volterrana. In quel periodo la città era sotto il controllo di Firenze, dopo che nel 1361 era stato decapitato in piazza dei Priori Bocchino Belforti, un tiranno che aveva cercato di vendere la città ai pisani. Ma il 1398 è semplicemente la data scelta dagli organizzatori dell’attuale rievocazione storica nella sua prima edizione, il 1998. Seicento anni più tardi.

Alt, dogana... Malgrado la casualità dell’origine, Volterra Ad 1398 è un concentrato di spirito medievale con piazza San Giovanni trasformata in una sorta di mini-città dell’epoca. C’è la dogana, dove bisogna firmare il registro e pagare il dazio. Ricevendo in cambio un po’ di sale, immancabile elemento caratteristico di Volterra e dell’intera Valdicecina. Ci sono i falegnami, la giostra per i bambini trainata da due adulti, l’ospedale con letti adagiati sul pavimento. E poi il banchino dei conciatori di pelle e il dentista che usa pinze talmente antiche che nemmeno un fabbro le utilizza più. Coadiuvato da un “anestesista” che per farti addormentare brandisce un grosso martello di legno. E ci sono i veri produttori di formaggio, trasformati in caciai medievali, i cui prodotti, però, hanno un sapore che va al di là del tempo.

Ingressi e vestiti a noleggio. Volterra medievale è uno spettacolo da vivere. Meglio, forse, con addosso un costume del tempo o una coroncina di fiori e corda. Si trova tutto al piano basso di Palazzo dei Priori dove ci si veste da dame, cavalieri o semplici contadini noleggiando gli abiti a prezzi che vanno dai 10 ai 30 euro. La stanza è piena di gente che si guarda allo specchio immaginandosi nel 1398. Cifre non da poco se si pensa ai 10 euro d’ingresso. Forse la sola ma inevitabile pecca di una manifestazione unica nel suo genere.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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DELLA FESTA MEDIEVALE

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