Sicurezza
La mano di Davide armata dall’incubo dei debiti
Il legale della vedova risponde sui richiami dell’azienda circa l’apertura dei plichi «Erano contestazioni generiche fatte a tutti i dipendenti. Avevamo chiarito»
PISA. Accertamenti patrimoniali sulla famiglia Giuliani sono stati avviati dalla Procura che punta a cristallizzare quello che appare il movente principale che ha armato la mano della guardia giurata in congedo parentale portandola alla morte nel tentativo di rapina concluso nel sangue.
La parabola di Davide Giuliani, 46 anni, di Montecalvoli, è raccontata nelle carte che i carabinieri hanno sequestrato giovedì. Documenti personali, con rapporti bancari e finanziari, e il fascicolo personale acquisito nella sede del “Corpo Guardie di Città” a Ospedaletto.
I debiti erano il tarlo dell’appuntato Giuliani, dal primo gennaio in congedo per seguire il padre malato. E i debiti potrebbero essere stato il detonatore che ha fatto crollare una famiglia lasciando una vedova e due orfani.
Era sempre in organico all’istituto di vigilanza, ma percepiva uno stipendio ridotto. Aiutava la moglie, Franca Gioia, nel negozio di mobili della donna e la prospettiva di trovarsi in difficoltà, con un padre malato e due bimbe piccole, può aver accelerato quei cattivi pensieri poi deflagrati nel tentativo di rapina dall’esito fatale. Gli inquirenti vogliono avere la conferma cartacea della situazione debitoria dei coniugi. Un elemento che potrebbe chiarire quella che è stata la molla capace di far scattare nella mente di Giuliani l’assalto al portavalori Simone Paolini, un tempo collega in una serie di servizi coordinati dall’appuntato deceduto. La storia del rapinatore per debiti è lastricata di pignoramenti e rincorse quotidiane con scadenze e pagamenti rinviati. Debiti personali con Sepi, finanziarie varie e come quota più ingente con una banca verso la quale l’uomo era esposto per oltre 40.000 euro.
«Eravamo indietro di due mesi di affitto», ha confidato la moglie agli inquirenti. Il quadro appare più compromesso e, nella disperazione per una morte così tragica, la donna è schiacciata anche dal peso di dover pensare alle due figlie in una situazione economica non facile. A poche ore dall’omicidio, l'istituto di vigilanza privata “Corpo Guardie di Città” aveva spiegato che «siccome si erano verificati degli accadimenti nei quali la persona defunta era stata coinvolta e che avevano lasciato da pensare, gli aveva fatto riconsegnare il decreto di guardia giurata, il porto d'armi e tutte le divise d'istituto quando è andato in congedo parentale». Quegli “accadimenti” lo avevano messo in cattiva luce all’interno dell’azienda. Nel fascicolo ci sono tre lettere di richiamo. In due casi l’istituto contestava a Giuliani la manomissione di alcune sacche con soldi. Il 13 e il 25 settembre l’appuntato era addetto al servizio nella centrale operativa. Per l’azienda un plico con i soldi presentava la striscia di sicurezza manomessa, piegata all’interno e spillata in più punti. Giuliani aveva risposto alla contestazione sostenendo di non essere lui il responsabile. «La contestazione era stata fatta a tutti in modo generico e Davide aveva chiarito», spiega l’avvocato Laura Deri. A gennaio era andato in congedo parentale per assistere il padre. E a tormentarsi su come pagare i debiti che lo assillavano.(p.b.)
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