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Vigilanza nel dolore per una morte choc

Vigilanza nel dolore per una morte choc

Il titolare: «Paolini guardia modello. Aveva le autorizzazioni»

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PISA. Il primo soccorritore è stato un collega. Davide Giuliani ha fatto in tempo a pronunciarne il nome e, dallo sbigottimento per essersi trovati davanti quello che era stato un compagno di lavoro, gli amici sono sprofondati nel più assoluto dolore.

Nelle stanze della sede di Ospedaletto del Corpo Guardie di Città si consuma un dramma in famiglia. Per la vittima, che da gennaio circa era con un piede fuori dall’azienda, e per l’autore dei colpi mortali. «Prima che arrivasse l'ambulanza il rapinatore è morto tra la disperazione, lo sgomento e l'amarezza delle guardie intervenute» fa sapere l’istituto di vigilanza di cui è amministratore, Mariano Bizzarri Ollandini. Inconsapevoli dello scenario che di lì a poco avrebbero trovato, sul posto sono arrivate tre autopattuglie. Le guardie hanno rinvenuto il collega-rapinatore (che nel frattempo era montato sul suo Suv e si era dato alla fuga) riverso fuori dall’auto ancora in moto a poco distanza dall'ingresso di Navacchio. Sul sedile del passeggero c’era la pistola con il colpo in canna. Sui sedili posteriori i due seggiolini per i figli. A quel punto è arrivata la sorpresa: l'uomo che perdeva sangue ha chiamato per nome la guardia che si era avvicinata per prima. Il collega, stupito, lo ha riconosciuto e ha dato l’allarme. Poco dopo Giuliani ha esalato l’ultimo respiro.

L’istituto è una realtà nota in città non solo per la sua attività, ma anche per le trasmissioni tv sulla sicurezza e il servizio steward all’Arena Garibaldi. Una nota inviata a poche ora dall’omicidio ha innescato un’azione ispettiva da parte della prefettura che vuole chiarimenti su alcuni passaggi.

«Siccome si erano verificati degli accadimenti nei quali la persona defunta era stata coinvolta e che avevano lasciato da pensare, l’istituto gli aveva fatto riconsegnare il decreto di guardia giurata, il porto d'armi e tutte le divise d'istituto quando è andato in congedo parentale» si legge nel comunicato. La prefettura vuol sapere quali sono stati questi “accadimenti” che l’istituto aveva l’obbligo di segnalare. Fronte delle indagini a parte, lo sconforto del colleghi ha tenuto banco nella sede di Ospedaletto. «Il Corpo Guardie di Città manifesta stupore, incredulità e cordoglio anche per la famiglia del defunto» sottolinea l’azienda. Simone Paolini, 37 anni, di Pisa, viene considerato un modello dall’istituto di vigilanza. «È con noi da tre, quattro anni – spiega Bizzarri Ollandini –. Posso solo dire che è una persona precisa, bravissimo nel suo lavoro. Lo abbiamo impiegato in tutti i servizi, sia di giorno che di notte, e non ci ha mai dato problemi. Anzi, è capitato che in alcune occasioni abbia anche messo in fuga dei ladri, in altre li abbia bloccati e consegnati alle forze dell’ordine». Sulla questione del porto d’armi di Paolini, Bizzarri sostiene «che la guardia in servizio aveva tutte le autorizzazioni necessarie».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa