Sicurezza
Paolini sotto choc: ho sparato a un collega
La guardia giurata ha raccontato d’aver sentito il rumore del grilletto della pistola di Giuliani che si è inceppata
NAVACCHIO. Sono le 4.50 quando Gianni Bellìo, uno degli ultimi dipendenti a restare in servizio di notte al Pala Bingo di Navacchio, chiama i carabinieri e chiede il loro intervento per una tentata rapina. C’è una grande agitazione nelle sue parole, che poi sono anche la prima ricostruzione che Simone Paolini dà del faccia a faccia con il rapinatore-collega. Paolini racconta che, dopo avere prelevato l’incasso del PalaBingo, mentre stava per uscire dal parcheggio che si trova sul retro della sala scommesse e da cui ci si immette su via Gramsci, vede un uomo con una pistola in mano che vuole rapinarlo. A questo punto Paolini tenta prima di investire Davide Giuliani, nelle fasi successive scende dall’auto e inizia una colluttazione fino a quando Paolini spara e ferisce l’aggressore in maniera che si rivelerà mortale. Lo fa - così ha raccontato - dopo aver sentito il rumore del grilletto della pistola premuto da Giuliani: l’arma, però, si è inceppata.
«Stavo salendo sulla mia auto quando ho sentito gli spari – dice Bellìo – per prima cosa ho cercato di mettermi al riparo. Il buttafuori della sala è andato a vedere cosa era successo. Paolini ci diceva di non avvicinarci, aveva i pantaloni sporchi di sangue. Ma della dinamica non ha parlato. Ha parlato con il buttafuori, poi ho telefonato i carabinieri».
«Quando ho visto la guardia giurata Paolini – racconta un pizzaiolo della sala Bingo, Gabriele, 38 anni, di Tirrenia – aveva i pantaloni sporchi di sangue. Ho capito che non era il suo, ma quello dell’aggressore. Aveva gli occhi sbarrati, era sconvolto ma non mi sono avvicinato, non è stato possibile chiedergli niente. I carabinieri avevano già chiuso la strada».
«L’ho colpito e l’ho ferito – sono state le prime parole della guardia giurata quando sono arrivati altri colleghi e ancora il corpo di Giuliani non era stato trovato – ma anche se ferito è salito sull’auto ed è andato via. Ho sparato a un mio collega, ne sono sicuro», lo hanno sentito dire i cittadini, che dopo avere udito gli spari sono usciti per la strada. Forse non più di due, come loro stessi dicono. «Abbiamo avuto paura – spiega Monica, che abita al civico 33 di via Gramsci dove c’è stato il faccia a faccia con il rapinatore – siamo stati svegliati dagli spari, non tanti mi pare, ma almeno due o tre. Prima di uscire abbiamo voluto capire cosa stava succedendo. Lo abbiamo saputo dopo che c’era una persona morta, ma era distante da qui, dove abitiamo».
Grazia Bazzoli abita proprio dove è avvenuta l’aggressione, all’uscita del parcheggio del Bingo: «Ho sentito dei rumori. Gli spari sono stati due, credo. Mi sono affacciata, una macchina è andata via a tutta velocità. Credo che una nostra vicina abbia visto anche il numero della targa. Vivere in questa zona non è facile. Ogni tanto il PalaBingo viene presa di mira. E poi c’è anche il problema dei furti da tenere presente».
Enza, che abita a due metri dal luogo da dove sono partiti gli spari, dice di non avere visto niente. «Eravamo in casa, c’è poco da dire». All’alba però c’è chi si è affacciato per vedere cosa era successo. E durante la giornata è stato tutto un via vai di cittadini curiosi di capire cosa era successo sia all’uscita del parcheggio del Bingo con via Gramsci che in via del Nugolaio dove si è fermata l’auto del rapinatore e dove l’uomo è stato soccorso.
«Ci siamo svegliati con i carabinieri davanti a casa – dicono Alberto e la moglie, che abitano al civico 13 di via Nugolaio – ma anche noi, come altri qui nella zona, non ci siamo resi conto di niente, durante la notte». Alessandro Turini, giornalista, è tra quei cittadini di via Nugolaio che solo cominciando la giornata si sono resi conto della tragedia: «Ho visto che il cancello di fronte a casa mia era stato abbattuto. Questa è una zona abbastanza battuta dai ladri».
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