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Canale Emissario, lotta al degrado

Canale Emissario, lotta al degrado

Un “Contratto di fiume” per strappare le sponde alla vegetazione selvaggia

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CALCINAIA. Roditori, sporcizia, vegetazione selvaggia si combattono insieme. È questa la filosofia del “Contratto di fiume”, nuovo progetto a cui amministrazione comunale e Consorzio 4 Basso Valdarno stanno lavorando per rendere le sponde del Canale Emissario più vive e vivibili. La soluzione proposta durante l’ultimo consiglio comunale, finalizzata a rendere più efficace e profonda la manutenzione della zona lungo il corso d’acqua, è innovativa e partecipata. Si tratta infatti di un percorso che coinvolgerebbe in prima persona tutti gli attori interessati all’area fluviale, dagli enti pubblici, alle associazioni, fino ad aziende e a privati cittadini. Mettendo assieme le forze di ciascuno sarebbe possibile fare di più rispetto agli ordinari e attuali interventi, dando vita a un argine in grado di rispondere alle esigenze di tutta la comunità.

«Ad oggi, la manutenzione degli argini del corso d’acqua che attraversa Fornacette, per arrivare poi allo Scolmatore, è affidata al Consorzio 4 Basso Valdarno (ex Fiumi e Fossi) – afferma il presidente Marco Monaco –. Scendendo nel dettaglio, l’ente si occupa del Canale Emissario attraverso una gestione diretta per quanto riguarda il tratto al di là di via Toscoromagnola; in maniera indiretta, vale a dire tramite un’impresa appaltatrice dotata di specifici macchinari che non sono in nostra dotazione, per quanto invece concerne la parte interna al centro abitato fino alla Botte».

«Sul Canale Emissario – continua Monaco - possiamo garantire due tagli annuali della vegetazione, nei mesi di luglio e di settembre/ottobre». È proprio per dare concretezza a una serie di accorgimenti che farebbero dell’argine un luogo più vivo e vivibile, a vantaggio dell’intera collettività, che entra in gioco il “Contratto di Fiume”. «È un percorso partecipativo – continua Monaco – caldeggiato dall’Unione Europea che stiamo iniziando a sperimentare sul torrente Egola, con il coinvolgimento dei cinque Comuni e delle rispettive comunità interessate dal suo passaggio. Questa modalità consente di reperire risorse aggiuntive a quelle disponibili nell’ordinario, migliorando così la qualità e la conservazione delle aree fluviali attraverso interventi altrimenti inattuabili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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