Sicurezza
Zambra, i profughi servono ai tavoli della sagra di paese
Gli organizzatori hanno reclutato 5 migranti che vivono nel casello idraulico di San Benedetto a Settimo, sparecchiano negli stand gastronomici
CASCINA. Talvolta le feste popolari estive possono coniugare intrattenimento e integrazione. Alla sagra "Be' mi' tempi" di Zambra partecipano come volontari anche alcuni dei profughi alloggiati all'ex-casello idraulico di Cascina. Dall'inizio alla chiusura della festa, fissata per stasera, cinque ragazzi hanno collaborato al servizio, dandosi da fare tra i tavoli del ristorante e della pizzeria.
Un'opportunità importante per avvicinare i profughi alla società che li ospita.
L'area degli impianti sportivi di Zambra ospita per il quarto anno una sagra che rievoca sapori passati, ma che, evidentemente, vuole anche rimanere ben agganciata al presente. Sin dalla fase di preparazione e allestimento gli organizzatori hanno deciso di prendere un'iniziativa singolare e, per certi versi, coraggiosa. Andando oltre le discussioni e le polemiche che hanno accompagnato l'accoglienza concessa ai profughi arrivati dall'Africa, i responsabili della sagra hanno preso contatto con gli ospiti dell'ex-casello chiedendo chi fosse disponibile a dare una mano alla festa. L'attività più importante, per questa e per altre feste, è quella collegata al ristorante e cinque ragazzi si sono offerti di garantire un supporto ai volontari per tutte le sere della festa, dal 29 luglio ad oggi.
Il lavoro è stato limitato a quei servizi per cui non sono necessari certificazioni o diplomi sanitari, ma, sera dopo sera, l'impegno comune è servito a far conoscere persone con storie personali molto diverse e costruire tra di loro un rapporto di fiducia. Dodici sere con tanti coetanei italiani per i ragazzi provenienti dall'Africa sub-sahariana, tutte concluse con la grande tavolata dei volontari: una cena in ora tarda, per chi ha lavorato insieme.
Lavorare come volontari in una festa popolare della provincia italiana. Con in sottofondo la musica dei gruppi di liscio. Ritmi, suoni, sapori, colori distanti da quelli della terra di origine. Per i giovani africani una situazione difficile da immaginare all'inizio di un viaggio difficile e terribile. Difficile pensare a una scena del genere quando si abbandona la propria casa per sfuggire alla fame o alle guerre e si attraversa un continente e un braccio mare, passando in barca sopra i corpi di chi ha avuto meno fortuna. E, probabilmente, avvertire che la serenità delle sere di Zambra rappresenta solo un altro passaggio verso una meta che non pare più troppo certa e distinta.
Oggi è in calendario l'ultima sera di lavoro insieme. La festa chiuderà, come tradizione, con una grande tombola finale. Chissà cosa penseranno i cinque ragazzi di una grande platea silenziosa intenta nell'ascolto di una serie casuale di numeri. E chissà se dai prossimi giorni si sentiranno meno soli lontani da casa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
