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Il cartello fa riesplodere la protesta

Il cartello fa riesplodere la protesta

Marti, la comunicazione di chiusura affissa all’ufficio. Il sindaco: farò ricorso

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MONTOPOLI. Da lunedì 7 settembre gli uffici postali di Marti e Corazzano non esisteranno più, sacrificati sull’altare del risparmio e della razionalizzazione. Poste Italiane mantiene la linea e prosegue sulla strada indicata a inizio anno. Inutili le proteste dei sindaci e la mobilitazione dei paesi, che fino ad ora ha sortito solo l’effetto di salvare una manciata di sportelli dal mega elenco di tagli che prevedeva (solo in Toscana) ben 63 uffici postali destinati a sparire e altri 37 per i quali era prevista una riduzione d’orario. Si contano quasi sulle dita di una mano, infatti, quelli per i quali Poste ha fatto marcia indietro. Ma non è il caso di Marti e Corazzano, i due sportelli del Valdarno inseriti nell’elenco delle chiusure, ai quali si aggiunge il caso di Capanne destinato ad un dimezzamento dell’orario di apertura. Fino all’ultimo, in attesa di nuove comunicazioni, gli abitanti delle frazioni interessate hanno continuato a sperare in un ripensamento. Fino a quando il cartello affisso ieri mattina all’ingresso dell’ufficio postale di Marti non ha riportato tutti alla realtà riaccendendo immediatamente le proteste. «Dal 7 settembre 2015 – si legge – questo ufficio chiuderà e non sarà più operativo». Seguono quindi gli orari e i contatti dell’ufficio di Montopoli al quale gli abitanti di Marti sono invitati a rivolgersi. Per chi conosce le strade che uniscono i due paesi (senza uno straccio di marciapiede e senza illuminazione) il pensiero corre soprattutto agli anziani, ai tanti pensionati appiedati che popolano la frazione. Il sindaco di Montopoli Giovanni Capecchi ricorda che i Comuni coinvolti, attraverso l’Anci, hanno già presentato ricorso al Tar contro i tagli varati da Poste. Una strada inizialmente solo minacciata quando Poste Italiane, in un primo momento, aveva comunicato la chiusura degli sportelli per il 13 di aprile. Poi era arrivata la sospensiva, con tanto di invito ai Comuni a presentare a Poste Italiane un piano alternativo. «Poche settimane fa è arrivata la risposta – spiega Capecchi – nella quale ci comunicavano che avrebbero risparmiato solo 5 o 6 sportelli in tutta la regione. Per questo, insieme ad Anci, abbiamo deciso di procedere sulla strada del ricorso. Una soluzione da non sottovalutare: il Tar del Friuli, recentemente, ha accolto il ricordo presentato dal Comune di Buja (Udine) contro la soppressione degli sportelli in due delle proprie frazioni». (g.p.)

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