Gioco
Cisanello ai primari «Da noi gli spazi ok, mai più a S. Rossore»
L’Aoup risponde dopo il ricorso contro lo stop alla clinica Ma la proprietà andrà dal giudice per evitare la bocciatura
PISA. «È vero, non abbiamo un’area completamente separata dalla normale degenza per i pazienti della libera professione, ma gli spazi sono adeguati e distinti. E le camere all’interno dei reparti ci sono, o comunque sono tali da garantire una distinzione fra percorso pubblico e privato nell’accesso alle cure, così come prescrivono la legge Balduzzi e le regole dettate dalla Regione».
Cisanello non mollerà la presa, anzi tira dritto, assicura Carlo Milli, direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera e universitaria. I legali del policlinico stanno già preparando una linea di difesa per affrontare il ricorso presentato al giudice del lavoro da venti dei trenta medici dell’ospedale che a inizio luglio hanno dovuto rinunciare a “delocalizzare” la loro attività privata alla Casa di Cura San Rossore.
Il controesodo è stato imposto dal mancato rinnovo della convenzione siglata da Cisanello con la clinica di viale delle Cascine. Il contratto consentiva a molti dei camici bianchi del policlinico di svolgere la libera professione in regime di intramoenia (cioè quello che prevederebbe l’attività privata all’interno delle strutture sanitarie pubbliche) fuori dalle mura dell’azienda. Finora questa “eccezione” veniva motivata dall’assenza di luoghi adeguati a svolgere esami, visite e operazioni a pagamento in ospedale.
Ma da qualche mese la Regione ha chiesto alle Asl di far rientrare gli intramoenia spurii. Quasi un diktat per molti che ancora non erano pronti. A Firenze, la direzione di Careggi è riuscita a parare il colpo dei ricorsi destinando i locali della vecchia ginecologia alla libera professione; a Cisanello si è invece liberato il padiglione 29 per gli ambulatori e gli interventi in day hospital, mentre per la chirurgia complessa si è adottato un modello diverso. «Per l’intramoenia c’è e ci sarà una stanza in ogni reparto - continua Milli - Siamo convinti possa bastare, del resto ci sono colleghi dei chirurghi finora impegnati a San Rossore che hanno sempre svolto gli interventi a pagamento all’interno dell’ospedale. Per avere una palazzina dedicata bisognerà aspettare la costruzione del nuovo ospedale, prevista per il 2019».
Ma molti dei ricorrenti - fra i quali anche primari di grande livello - sono convinti che quel modello sia un colabrodo e che li stia danneggiando. Spesso, hanno fatto notare ai legali Vincenzo Antonio Poso e Francesco Miccoli, per molti pazienti dei percorsi privati vengono trovate sistemazioni di emergenza, ad esempio stanze in reparti lontani da quelli per le loro patologie. Così sono convinti di avere una carta vincente in tasca. A Firenze il ricorso naufragò perché di fronte al giudice la clinica di Villa Donatello non si presentò come possibile sede ospitante. La famiglia Madonna, proprietaria della Casa di Cura di San Rossore, non si farà invece sfuggire l’occasione. Dopo Ferragosto, alla prima udienza, conferma al Tirreno, si presenterà di fronte al giudice per dare la propria disponibilità.
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