Sicurezza
Prigioniero di una manovella
Bloccato a letto: l’arnese si rompe e l’Asl non lo cambia. L’odissea dei parenti di un 90enne infermo
PONSACCO. Code, fogli e un continuo rimpallo di responsabilità. Ambulatori, ospedali, uffici. Tutto per una manopola di quelle che servono a regolare l’inclinazione di un letto per persone inferme. Sembra una barzelletta ma purtroppo è la triste realtà di un sistema sanitario che, almeno in questo caso, non riesce a risolvere un problema all’apparenza banale. Ma al tempo stesso di fondamentale importanza per il paziente in questione. Renato Guerrieri, 90anni residente a Ponsacco, costretto a passare le giornate sdraiato sul letto a causa della rottura del femore riportata un anno fa, per la quale i medici hanno deciso di non procedere con intervento chirurgico. È lui il protagonista di una vicenda che mette a nudo le debolezze della sanità locale. L’incubo di Renato, nonché della nuora e del figlio, ha inizio il 6 luglio scorso. La manopola regolatrice del suo letto si rompe, rendendo difficoltoso il riposo. Il 90enne non può muoversi e Isa Sgherri, la nuora, si attiva immediatamente per far aggiustare il guasto dal personale competente. «Ho chiamato il numero verde dell’assistenza, ma l’azienda produttrice del letto, fresca di cambio di gestione, è risultata introvabile». Isa non demorde, e dal telefono passa alle sale d’attesa. Prima tappa: il poliambulatorio di Ponsacco. «Ho compilato il foglio per la richiesta di un altro giaciglio per mio suocero è mi è stato risposto di aspettare otto giorni». Nel frattempo il marito di Isa pensa a risolvere da solo il problema: «La Asl ci ha detto non toccare la manopola, altrimenti avremmo dovuto pagare il prezzo di un letto nuovo», spiega ancora Isa, che dopo 10 giorni torna al poliambulatorio di Ponsacco. «Mi hanno comuniucato che non potevano essermi d'aiuto, dirottandomi su un numero verde, ma anche dall’altra parte della cornetta non hanno saputo darmi una risposta». Lo scorso 24 luglio dall’Ufficio protesi di via Fleming, a Pontedera, Isa inoltra una richiesta di sollecito urgente per la risoluzione del problema. «Mi hanno consigliato di recarmi all’Ufficio relazioni col pubblico dell’ospedale Lotti di Pontedera, ma una volta chiesta conferma allo sportello, la signora di fronte al pc mi ha detto chiaramente che nel server non risultava nessuna richiesta di sollecito urgente a mio nome». Dal 29 luglio scorso il documento risulta ufficialmente inviato, ma la situazione è rimasta esattamente la stessa. «Ho scelto di rivolgermi alla stampa perché sono davvero disperata. Mio suocero per essere cambiato e per mangiare deve essere spostato di peso, con il rischio di aggravarne le condizioni. Qualcuno ci aiuti - chiude Isa Sgherri - ci sentiamo abbandonati».
Tommaso Silvi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
