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Nuovo allarme inquinamento in Usciana

Giacomo Pelfer
Nuovo allarme inquinamento in Usciana

Le pessime condizioni del torrente sono state segnalate all’Arpat: si pensa a un grosso sversamento nel tratto tra Santa Croce sull'Arno e Castelfranco di Sotto

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SANTA MARIA A MONTE Per essere raffinati si potrebbe paragonare a un fiume di cioccolata. Un marrone intenso, acceso, dall’aspetto torbido e fangoso. È così che da alcuni giorni si presenta l’acqua del fiume Usciana, soprattutto a valle di Santa Croce, nel tratto che attraversa i territori di Castelfranco e Santa Maria a Monte fino allo sbocco in Arno. A segnalare il caso è l’ex assessore Enzo Caroti, residente a Ponticelli, che già in passato aveva sollevato l’attenzione sulle ripetute morie di pesci verificatesi in Usciana. Il canale, che negli ultimi anni è balzato agli onori delle cronache con il processo “Acque sporche”, si presenta da almeno tre giorni con un aspetto decisamente anomalo.
 
«Un colore che non si era mai visto - dice Caroti - Nonostante tutti i problemi che ci sono stati l’Usciana non ha mai avuto questo aspetto». Risalendo il torrente alla ricerca delle possibili cause, si scopre che il corso d’acqua si presenta nelle stesse identiche condizioni anche a Castelfranco, «mentre assume un colore diverso, quasi normale, all’altezza del ponte di Santa Croce», riferisce Caroti, indicando quindi la possibilità che l’origine sia da ricercare proprio nel tratto Santa Croce-Castelfranco. «Abito a Ponticelli - riprende l’ex assessore - e certe situazioni di difficoltà in Usciana si sono sempre verificate, soprattutto in estate. A differenza degli anni scorsi, però, non sembra esserci un problema legato all’eccessiva vegetazione e quindi ad una carenza di ossigeno. Il timore, piuttosto, è che si tratti di un grosso sversamento». 
 
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Per questo Caroti racconta di aver telefonato ieri mattina al dipartimento Arpat di Pisa, registrando la propria segnalazione e chiedendo di essere ricontattato. Ancora nel tardo pomeriggio di ieri nessuno si era però fatto vivo. Anche nell’agosto 2012, in quel caso dopo l’ennesima moria di pesci, Arpat fu accusata di essere intervenuta in ritardo e di aver effettuato i campionamenti solo tre giorni dopo l’intervento della polizia provinciale.
 
«Un po’ di ritardi ci sono sempre stati» dice Caroti, che però se la prende soprattutto con l’amministrazione comunale di Santa Maria a Monte: «La scelta del Comune di tirarsi fuori dal protocollo, sottoscritto nel 2013 fra Arpat e gli altri Comuni del comprensorio, è quanto di più sbagliato si potesse fare. Una posizione che in certi casi non aiuta. Eppure, quando c’è da fare un viaggio in Romania senza sapere quale sarà il ritorno per il territorio i nostri amministratori sono sempre pronti, quando invece c’è da controllare il territorio non si vede nessuno». 

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