Il dolore
Le colline abbracciano Bocelli
Al Teatro del Silenzio in scena le prove della “Turandot” con Zubin Mehta
LAJATICO. Andrea è Calaf, il soprano Jennifer Wilson Turandot, l’algida principessa, bella e sfuggente. Fanno un figurone nei loro ricchi costumi di foggia orientale. Dal podio Zubin Metha dirige la mole nerovestita dei coristi e orchestrali del Maggio Musicale Fiorentino.
Le note di Puccini incontrano la magia che ha il Teatro del Silenzio quando infrange la regola del silenzio. Tutto questo al tramonto, quando le prove di ieri sera, interamente operistiche e baciate dalla luna piena, prendono a scorrere lungo le prime battute. “Popolo di Pechino, la legge è questa...”. Ma lo spettacolo, l’essenza dell’esperimento artistico con cui Andrea Bocelli tributa, da dieci anni, amore alla sua terra, sono iniziati da ore, da giorni.
È dal primo pomeriggio che qui, nel piccolo borgo di Lajatico, tra colline dal sapore ancora etrusco, la marea emozionale sale gioiosa. L'edizione del decennale ha due anime, le date fatidiche del 2 e 4 agosto, la serata classica dedicata a Turandot e quella pop con gli ospiti italiani (Renato Zero, Elisa, Gianna Nannini) e stranieri, sono ormai distanti un tiro d’archetto, e in paese è tutto un brulicare di turisti e mezzi di trasporto, di macchine fotografiche e aste telescopiche afferra-cellulare per i selfie, di voluttuosi via vai lungo i negozi della piazzetta del centro.
La multiforme drammaturgia dell’evento di Bocelli parte da qui, dall’atmosfera elettrica, inevitabilmente da grandi occasioni, in cui si mischiano toscanità contadina e glamour, arcaica semplicità e implacabili logiche da showbiz. Ecco di nuovo, l’inestricabile babele di idiomi e d’età che incarna il vero volto di questo pubblico, eterogeneo e internazionale quant’altri mai. Un rito, certo: il celebre cantante-demiurgo, una folla di fedeli seguaci. Tra questi c’è George, pochi capelli bianchissimi, un giovanotto biondo al suo fianco. Entrambi sorseggiano una bibita ghiacciata. «Vengo dallo stato di New York, questo è mio nipote, mi accompagna. Quanti anni ho?», sorride benevolo. «Eh, novanta. Essere qui, al concerto di Bocelli, era un mio grande desiderio. Volevo vederlo di persona, almeno una volta».
Dicono i numeri che gli spettatori arrivano soprattutto dagli Usa e dalla Russia. Poi, a seguire, carte d’identità da ogni angolo del pianeta. Dieci anni e 200mila persone accolte in un angolo di Toscana che per un pugno di ore, con la rapidità effimera dei sogni a occhi aperti, interrompe silenzi bucolici. Per il 2015 s'attendono 20mila persone.
Ma intanto cala la sera, il palco s’accende. La “Poltrona Proust”, opera arcinota di Alessandro Mendini, artista milanese, architetto e designer, maestro di utopie visive, quest’anno caratterizza la scenografia. Squilli di trombe. Le mani degli strumentisti si riscaldano, rapide scale di note, colpi di timpani. I video promozionali dell’Andrea Bocelli Foundation, accompagnati dalla voce dell'amatissimo tenore.
Entrano in scena il Coro da Camera e i 91 elementi dell’Orchestra dei Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino, cortei di maschere orientali scendono tra il pubblico, fotografatissimi. Ecco Mehta, ecco Bocelli-Calaf, ecco Wilson-Turandot. Di colpo l’anfiteatro naturale di Lajatico si trasforma nel regno della principessa “fredda come la giada, bianca come quella spada”, canteranno a breve di lei.
L’appuntamento con lo spettacolo vero e proprio è per domani sera, quando Andrea Bocelli calcherà nuovamente il palco del Teatro del Silenzio per la “Turandot” diretta dal maestro Zubin Mehta con il Coro da Camera e i 91 elementi dell'Orchestra dei Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino. Sono oltre diecimila gli spettatori, provenienti da tutto il mondo, soprattutto dagli Usa e dal Brasile oltre che dalla Russia e dal Cile, che da mesi hanno acquistato un biglietto, il cui costo oscillava da 80 fino a 380 euro.
Martedì 4 agosto le colline si faranno pop: Andrea Bocelli ospiterà nel “suo” suggestivo scenario Renato Zero, Gianna Nannini, Elisa, il duo di violoncellisti sloveno-croati 2Cellos, la cantante soul britannica Beverley Knight, il produttore e sassofonista Michael Ghegan e David Bryan, tastierista e cofondatore dei leggendari Bon Jovi.
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