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Pontedera

Sgarbi: «Pale eoliche assassine»

Sgarbi: «Pale eoliche assassine»

Orazione sulla bellezza del paesaggio nella piazza di Lajatico davanti a Bocelli

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LAJATICO. Una poltrona vuota, accanto alla quale Vittorio Sgarbi martedì sera per oltre mezz'ora ha declinato la bellezza parlando di musica e poesia, arte e letteratura. Ma non una poltrona qualunque in attesa di un ospite, perché l'ospite d'onore era essa stessa: la “Proust” di Alessandro Mendini, anima storica del design italiano, riadattata per l'occasione, realizzata in marmo e resa pop dall'imprenditore-artista Gualtiero Vanelli per l'edizione 2015, quella del decimo anniversario, del Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli a Lajatico. Quella poltrona è l'icona del motivo conduttore dell'edizione di quest'anno: l'equilibrio dell'effimero, musa di Alberto Bartalini, ideatore dell'evento fin dall'inizio, in un susseguirsi di installazioni che celebrano l'arte e la cultura, con giochi di luce che animano e illuminano i muri delle case del centro storico, nella magia scenica di Bartalini. In questa suggestiva atmosfera Vittorio Sgarbi ha parlato di bellezza, senza rinunciare al vetriolo che caratterizza la sua oratoria, ascoltato da gente comune, da Andrea Bocelli, con il quale in teatro ha chiacchierato di lirica e tenori in un siparietto simpatico davanti a un pubblico di appassionati, e al musicista David Bryan, della band Bon Jovi che salirà sul palco del Teatro del Silenzio il 4 agosto.

Tutto il paese coinvolto in un'atmosfera fiabesca in cui primeggiano la meraviglia, la levit ironica, l'armonia dell'insieme: il teatro comunale, con l'Omaggio a Bocelli, mirabile statua in marmo che strizza l'occhio alla pop-art, prodotta da Robot City grazie alla creativit di “Marbleman”, il Centro Polivalente San Carlo, con l'esposizione degli aggraziati multipli in dimensione ridotta, da souvenir, della statua, opere in polvere di marmo di Marbizo e le strade del paese animate da raffinate affiches.

In questa magia non possono rientrare i “mostri” delle energie rinnovabili, per dirla proprio con Sgarbi. «L'Italia – ha affermato il critico d’arte – è sempre più brutta, sfregiata dal proliferare di pale eoliche e pannelli fotovoltaici montati ovunque che devastano il paesaggio. Talvolta, il nostro Paese è anche aggredito da uno Stato violento che non sa tutelarlo».

Sulla bellezza del paesaggio Sgarbi è tornato più volte: «Spesso viene minacciata – ha sostenuto – da costruzioni assassine e dall'invasione dei parchi eolici: e se è vero come dice Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo, il mondo, ciascuno di noi deve battersi per salvare la bellezza».

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