La manifestazione
Per superare la crisi importavano cocaina
Stroncata dalla guardia di finanza un’associazione costituita da italiani e colombiani. La droga passava dal porto di Livorno e dalla Cargo Serve
SANTA CROCE SULL’ARNO. Il “magazzino” della droga importata dalla Colombia era, secondo le accuse, la sede della Cargo Serve di Leonardo Cresti, 41 anni, titolare dell’azienda di autotrasporti internazionali e ora finito tra i dodici indagati, accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. A Santa Croce, secondo le dettagliate relazioni dei finanzieri, si sono trovati più volte i rappresentanti dei trafficanti di droga colombiani.
Le attività investigative, condotte dai militari del nucleo di polizia tributaria di Pisa, e coordinate dalla Dda della Procura della Repubblica di Firenze, sono iniziate nella seconda metà del 2014 ed hanno consentito seguire la nascente organizzazione criminale, composta da imprenditori e da persone già note alle forze di polizia. In particolare, stando alle accuse, il sodalizio criminale aveva pianificato di far giungere dalla Colombia, sistematicamente nel tempo, consistenti carichi di cocaina in Italia occultandola all'interno di container dietro apposite spedizioni di copertura. Grazie ad un carico di cocaina di 54 chili, per un valore di dieci milioni di euro, finito per errore a Catania e poi recuperato la Finanza ha potuto chiudere le indagini. Il carico doveva arrivare con la “Noble Rigel” a Livorno ed essere preso in consegna da Silvano Mossenta, 64 anni, di San Miniato, Leonardo Cresti, di Santa Croce, Enzo Pascoletti, 54 anni, di Fucecchio, e da due colombiani, tutti poi sottoposti a fermo di indiziato di delitto alla fine della scorsa settimana. Per tre volte gli indagati hanno tentato di recuperare la droga a Catania e poi, temendo di essere stati scoperti, hanno cercato di cancellare ogni traccia dell’”importazione”, senza però riuscirvi.
In manette sono finiti anche Michele Belcari, 56 anni, di Cerreto Guidi, Marco Bigeschi, 52 anni, di Fucecchio, Donato Mecca, 45 anni, di Altopascio, Mirko Vasoli, 45 anni, di Aulla, i fratelli Scremin, Ferdinando (detto Fabrizio) e Gianfranco Loris, entrambi poco più che 50enne, già arrestati per spaccio e residenti a Ferrara e considerati appartententi alla cosiddetta Mala del Brenta, Jeorge Cardena Bermudez, colombiano 50 anni, Zamora Lozano, 22 anni, colombiano, e Carlo Scotto, 72 anni, uno dei punti di riferimento al porto di Livorno. Secondo quanto ricostruito dalla guardia di finanza Belcari teneva le fila dell’organizzazione per fare arrivare la droga per poi smerciarla in Toscana e a Ferrara. Era lui l’anello di collegamento con gli acquirenti, Bigeschi, Cresti, Mossenta, Mecca, Vasoli e Pascoletti, imprenditori operanti nelle province di Firenze e Pisa, e la rete di fornitori di cocaina operanti in Colombia. I contenitori con la polvere bianca quando arrivavano a Livorno venivano recuperati con la collaborazione di operatori portuali compiacenti, coordinati da Scotto.
Sulla rotta Caracas - Madrid - Italia il gruppo avrebbe fatto arrivare più carichi. Gli imprenditori, così è stato spiegato, abituati a una vita agiata, auto di grossa cilindrata, giovani donne compiacenti e locali alla moda, hanno deciso di “diversificare” la loro attività dandosi al commercio degli stupefacenti per mantenere lo stesso tenore di vita anche in tempi di crisi, come quelli attuali.
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