Sicurezza
Polemiche in consiglio sulla vendita del depuratore
CASTELFRANCO. Passa contro l’opposizione di grillini e centrodestra la vendita del depuratore di proprietà del Comune. Questo l'esito della discussione all'ultimo consiglio comunale di lunedì sera,...
CASTELFRANCO. Passa contro l’opposizione di grillini e centrodestra la vendita del depuratore di proprietà del Comune. Questo l'esito della discussione all'ultimo consiglio comunale di lunedì sera, che ha visto in particolare il Movimento 5 Stelle criticare aspramente la decisione di mettere l'impianto nel piano alienazioni 2015 per 500mila euro.
Una “svendita”, questa l'accusa dei pentastellati, fatta peraltro in assenza di una perizia e che «rischia di mettere il Comune in una posizione sfavorevole al riemergere di nuovi problemi di maleodoranze». Parole che fanno da contraltare alle motivazioni della maggioranza, che difende invece quella che considera una «valorizzazione» dell'impianto, questo il termine utilizzato dal sindaco Gabriele Toti. Operazione difesa anche dall'assessore all'ambiente Federico Grossi. «Quello delle maleodoranze è un problema frutto della gestione dell'impianto. Ciò che conta non è la proprietà ma l'opera di vigilanza - ha dichiarato il titolare della delega all'ambiente - In merito a questo non passi per l'anticamera del cervello a nessuno che da parte nostra verrà meno l'attenzione alle maleodoranze nella zona. Detto questo essere proprietari di un impianto non risponde più alle funzioni di un'amministrazione al giorno d'oggi. Attraverso quella vendita ricaveremo introiti per altri investimenti». Ma anche su questo sono i grillini a partire all'attacco. «L'impianto rappresenta già un importante introito per il Comune, che nel rendiconto 2014 ha ricevuto dal gestore ben 80mila euro - ha detto - la capogruppo M5S Cristina De Monte - Se andiamo dietro a questi numeri, facendo una semplice analisi per un investimento immobiliare, una rendita commercialmente ragionevole potrebbe essere intorno al 5% annuo: perciò il prezzo non dovrebbe essere inferiore ad un milione e 600mila euro. Cifre che una perizia avrebbe probabilmente portato alla luce. Tutto questo senza contare che da proprietario il Comune aveva una posizione di maggior controllo e avrebbe anche potuto per esempio revocare il contratto di gestione».
Nilo Di Modica
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