Il Tirreno

Pontedera

san miniato

Corsi (FI): «Il Comune intitoli una strada al vescovo Giubbi»

Corsi (FI): «Il Comune intitoli una strada al vescovo Giubbi»

SAN MINIATO. È una di quelle proposte destinate a far discutere nella San Miniato delle memorie divise. A lanciarla, a pochi giorni dalla ricollocazione delle tormentate lapidi sulla strage del...

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. È una di quelle proposte destinate a far discutere nella San Miniato delle memorie divise.

A lanciarla, a pochi giorni dalla ricollocazione delle tormentate lapidi sulla strage del Duomo, è il consigliere Carlo Corsi, capogruppo di Forza Italia. L’idea è semplice: «Intitolare finalmente una strada al vescovo Ugo Giubbi - propone Corsi - che secondo me è stato la 56esima vittima di quella strage». Una riabilitazione, quella proposta da Corsi, per sconfessare definitivamente l’accusa nei confronti di Giubbi di essere stato corresponsabile del massacro. «Arrivati a questo punto credo che i tempi siano maturi» dice Corsi, che insieme al vescovo propone di dedicare una strada anche al canonico Enrico Giannoni. «Fu testimone della cannonata americana - ricorda - e il primo difensore del vescovo Giubbi. Un uomo che dedicò anni a raccogliere materiale e a incontrare i familiari delle vittime per dimostrare la verità sulla strage». Una proposta che Corsi avrebbe voluto lanciare durante la cerimonia della scorsa settimana, nel 71esimo anniversario delle strage che ha visto la ricollocazione delle lapidi sotto i loggiati di San Domenico. Terminati gli interventi di rito in sala consiliare, però, Corsi si è visto rifiutare l’opportunità di intervenire. «Il presidente Giglioli e il sindaco Gabbanini - racconta - mi hanno detto che non era previsto perché non si trattava di un consiglio comunale aperto. Un fatto gravissimo, come non se ne vedevano ormai dall’epoca del Ventennio. Avrei voluto dire la mia come consigliere e capogruppo di un partito, anche per correggere e precisare le tante inesattezze che avevo sentito. Non è ammissibile, ad esempio, che il presidente del consiglio equipari la strage di San Miniato a quelle di Stazzema e Marzabotto che nascono, al contrario, come vera e propria rappresaglia».

Un appunto, infine, sulla ricollocazione delle lapidi: «Come il sindaco non ha dato spiegazioni quando le ha tolte - dice Corsi - allo stesso modo non le ha date ora che le ha rimesse. Secondo me, prima sono state tolte per accontentare una certa parte politica, e poi ha dovuto rimetterle per accontentarne un’altra e non rischiare di fare la fine del sindaco di Sesto». (g.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web