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Accusato di istigare al terrorismo «Seguo l’Islam e sono perbene»

Accusato di istigare al terrorismo «Seguo l’Islam e sono perbene»

Il venticinquenne marocchino arrestato il 6 luglio a Ponsacco si difende davanti ai giudici del Tribunale del Riesame. Spuntano nuovi video e foto trovati nella memoria del suo Iphone

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PONSACCO. Si difende dalle accuse il marocchino di 25 anni, residente a Ponsacco, accusato di propaganda e istigazione alla guerra e agli attentati di religione. «Vivo qui da 17 anni e ho tanti amici italiani, avevo perso il lavoro e per questo trascorrevo tante ore al computer. Seguo la religione ma non sono un terrorista». Questo il senso delle dichiarazioni ai giudici del tribunale del riesame a Firenze di Jalal El Hanaoui, il giovane finito in manette il 6 luglio scorso dopo il blitz nell’alloggio popolare dove la sua famiglia abita a Ponsacco.

Il giovane avrebbe risposto anche alle nuove contestazioni presentate dalla Procura di Firenze che fanno riferimento a nuove foto e ad un video che sono stati trovati nella memoria del suo Iphone, sequestrato la mattina dell’arresto. Nelle immagini il 25enne ha in mano una pistola ed è con altri giovani in una situazione poco chiara, il clima sembra quello dello scherzo. Nel video fornito, considerato un nuovo indizio importante per avvalorare le accuse, si vede una decapitazione compiuta da un gruppo di militanti dell'Isis e nel sottofondo si intravedono cadaveri ammassati.

Il tribunale si è riservato la decisione: gli avvocati difensori, Marco Meoli e Tiziana Mannocci, avevano chiesto la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare, mentre il pm Angela Pietroiusti ha chiesto la conferma del provvedimento cautelativo, la custodia in carcere. Secondo il giovane, la pistola che si vede nelle nuove immagini acquisite dalla Procura, era un giocattolo. La foto nella quale comparirebbero anche alcuni amici italiani, risalirebbe al 2014. Il marocchino ha confermato di aver visto il video, ricevuto per messaggio, ma senza condividerlo con alcuno. Una tesi sostenuta con forza anche dai suoi legali.

«Sono un ragazzo perbene – ha aggiunto El Hanaoui – e non mi sono mai nascosto, visto che da dicembre, da quando ho perso il lavoro, sono regolarmente iscritto alle liste di disoccupazione e sto anche studiando per prendere la patente in Italia».

I difensori hanno poi contestato i principali capi d'accusa. In sostanza, gli avvocati hanno evidenziato che la navigazione sul web effettuata da El Hanaoui dimostra che ci sono semplici accessi ai siti incriminati, ma nessuna attività di pubblicazione o condivisione di quei contenuti così come le conversazioni intercettate non avrebbero connotati estremisti ma riguardano la sua fede religiosa verso l’Islam. Per cui, secondo i difensori, non sussistono gravi indizi di colpevolezza, e neppure l'esigenza cautelare relativa al pericolo di reiterazione del reato, anche perché il pc e i 3 telefonini del giovane sono tuttora sotto sequestro. Da qui la richiesta di annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare e l'immediata liberazione del loro assistito o, in subordine, la concessione degli arresti domiciliari.(s.c.)

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