Sicurezza
Il medico che dà una boccata d’ossigeno ai campioni del calcio
Un test messo a punto dal pneumologo Adriano di Paco dall’Auxilium vitae arriva alle squadre di serie A
POMARANCE. Dall’Alta Valdicecina a Coverciano, passando per Genoa e Juventus, grazie a un test cardiorespiratorio che permette di registrare in maniera scientifica, e nel dettaglio, le caratteristiche fisiche di un atleta. Ancor più nello specifico: il complesso rapporto che lega cuore, polmoni e muscoli al momento del massimo sforzo. Quando l’attività passa da aerobica ad anaerobica: volgarmente, quando nei muscoli comincia a formarsi acido lattico. L’idea di applicare tale test nel campo dello sport professionistico, probabilmente per la prima volta in Italia, nasce da un’intuizione del pneumologo livornese Adriano Di Paco, medico in forze al Centro Clinico di Riabilitazione Multispecialistico Auxilium Vitae di Volterra. «Il progetto nasce nel 2009, all'epoca in tandem con il dottor Giosué Catapano del Cnr di Pisa – racconta Adriano Di Paco – poi le nostre strade si sono divise, nel corso del tempo però ho continuato a occuparmi del test cardiorespiratorio applicato ad atleti professionisti, sono entrato in rapporto con gli staff di squadre di calcio quali Lecce, Fiorentina, Milan fino ad arrivare, quest’anno, a collaborare con il Genoa, la Juve e la Nazionale». Quindi precisa le caratteristiche del suo lavoro. «In sostanza, con questo test si riesce a dare una valutazione integrata di apparato respiratorio, cardiovascolare e metabolico di un atleta – spiega ancora Di Paco – insomma, portando ad esaurimento l’atleta se ne individuano le caratteristiche del “motore” e la sua resa». Il macchinario utilizzato per effettuare tale operazione è un ergospirometro ed è abitualmente utilizzato in ambito medico per monitorare ossigeno, anidride carbonica e frequenza respiratoria. All’atleta viene applicata una maschera collegata ad un sistema hardware, dunque viene fatto correre su un tapis roulant (per un ciclista una bicicletta) la cui velocità viene aumentata in maniera costante, finché l’atleta non tocca il punto di massimo sforzo e sopraggiunge quindi il progressivo calo dell’intensità e, in conclusione, l’esaurimento completo delle forze. «I dati che se ne traggono vengono poi messi a disposizione dello staff tecnico della squadra» chiarisce Di Paco. In base a questi potranno essere studiate strategie specifiche di allenamento per ognuno degli atleti monitorati. In ambito sportivo l’attività del dottor Di Paco, a partire dal 2015, ha fatto un salto di qualità, in seguito alla stipula di contratti con Genoa, Juve a Nazionale, le quali sono state monitorate già a inizio anno (il Genoa) e in luglio (Juve e Nazionale). Si è resa pertanto necessaria la formazione di una equipe che potesse lavorare al suo fianco. Un preparatore atletico, Eduardo Pizzarelli; un tecnico di fisiopatologia, Francesco Perlongo; e il pomarancino, collega in Auxilium Vitae dello stesso Di Paco, dottore in fisioterapia, Paolo Cigni. «Sono molto contento di essere parte di questo squadra – racconta Cigni, anche titolare di uno studio fisioterapico e di riabilitazione a Pomarance – sto vivendo un’esperienza umana e lavorativa di grande valore, avendo a che fare con atleti professionisti, ma anche con lo staff tecnico della nazionale di calcio, e mi fa piacere che anche dal comune di Pomarance, con cui ho avuto un incontro qualche giorno fa, si siano interessati a questo progetto, che potrebbe essere applicato anche nell’ambito dello sport locale, dal calcio al ciclismo, ma anche altri sport». Adesso, quasi terminati i test “estivi” alla Juve, ci sarà un periodo di pausa fino ad autunno inoltrato. «Sì, esatto - conclude Paolo Cigni - poi ci ritroveremo per ulteriori test, a stagione iniziata, anche se le date non sono ancora state programmate presumo tra ottobre e dicembre, con Genoa, Juventus e Nazionale, e non escludo che potremmo occuparci anche di altri sport, visto che ci sono stati contatti con alcuni atleti della nazionale giovanile di sci, e con motociclisti professionisti, anche se personalmente sarei molto curioso di applicare il test nel ciclismo».
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