Il Tirreno

Pontedera

La ricerca disperata dei 50 soccorritori

La ricerca disperata dei 50 soccorritori

Militari e bagnini mobilitati, ma l’intera Darsena aveva lo sguardo rivolto al mare tra angoscia e speranza

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VIAREGGIO. In cinquanta, forse di più, si sono mossi ufficialmente alla ricerca del ragazzo disperso in mare. Militari, volontari, bagnini. Ma al loro fianco c’era un’intera comunità: quella dei turisti della Darsena e dei viareggini stessi. Persino bambini, che correvano trafelati dalla spiaggia per aggiornare mamme e nonne. «L’hanno ritrovato?». No, ancora no. E allora tutti tornano a rivolgere lo sguardo verso il mare, con testa e spalle arroventati dal sole, a caccia di qualcosa.

«Bisogna muoversi, non perdere un secondo finché c’è la speranza di trovarlo vivo». Così dicono dalla Capitaneria di porto, nella cui sala operativa si coordinano le ricerche. E dove ancora nel tardo pomeriggio si sperava che Yacouba Bamba - il ventunenne sparito tra le onde dopo un tuffo dal pedalò - «fosse riuscito a nuotare fino a riva». Una speranza che è rimasta tale con il passare delle ore.

Dopo l’allarme dato dagli amici del giovane, è come se un’intera città fosse scattata in piedi. A Viareggio le tragedie del mare smuovono le coscienze, talvolta un po’ anestetizzate, di chi abita da queste parti: di fronte a una persona che va in acqua e non torna, non si volta mai la faccia dall’altra parte. Che sia viareggino o no, che sia italiano, straniero o anche marziano. E così è avvenuto anche ieri pomeriggio.

In tanti hanno cercato di dare una mano, a partire dai bagnini degli stabilimenti balneari che “sentono” dentro il cuore la necessità di salvare qualcuno in difficoltà. E che si sono mossi con i loro pattini.

A coordinarli, la macchina dei soccorsi. Che si è avvalsa di un notevole dispiego di mezzi.

Dopo l’sos, infatti, sono state inviate in zona tre motovedette della Guardia costiera (due della Capitaneria di Viareggio e una della Capitaneria di Livorno), un gommone e una moto d’acqua dei vigili del fuoco e alcune pattuglie a terra per le prime ricerche. In spiaggia si sono mossi, infatti, oltre al personale della Guardia costiera, i carabinieri, il 118, la protezione civile.

Poco dopo si è alzato in volo l’elicottero Nemo della base elicotteri della Guardia costiera di Luni (La Spezia), mentre da Livorno sono arrivati sul posto i sommozzatori dei vigili del fuoco.

L’elicottero della Guardia costiera è stato poi sostituito da quello della base di Arezzo dei vigili del fuoco, “Elidrago 23”. Col calar del sole si è unito alle ricerche anche un elicottero della Marina militare, dotato di visore notturno e quindi in grado di cercare senza l’aiuto della luce.

Stamani la macchina dei soccorsi - fermatasi ieri alle 21,30 - riparte. Ma è chiaro che il tempo passato non lascia spazio a quella speranza coltivata per ore in Darsena.

Matteo Tuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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