Il dolore
Cesare, al via il processo
Chiesto il rinvio a giudizio per l’automobilista che investì e uccise il 14enne
PONSACCO. La verità. I genitori di Cesare Meini, morto a soli 14 anni in un incidente stradale avvenuto a Castiglioncello, non chiedono altro che di conoscere la verità e di trovare le eventuali responsabilità sull’incidente che è costato la vita al loro bambino. Non servirà a riavere Cesare ma potrà almeno calmare quella rabbia che, un mese dopo la tragedia, ha aumentato il dolore. Quando la Procura di Livorno, l’inchiesta era stata affidata al pubblico ministero Luca Masini, che da poche settimane è stato trasferito a Salerno, si apprestava ad archiviare il caso. Lo avrebbe chiuso in fretta e furia, anche se si parla della morte di un quattordicenne e dello strazio di una famiglia, non avendo ravvisato alcuna responsabilità nei confronti di Marinella Marcacci, 54 anni, di Capraia e Limite, la conducente dell’auto che ha travolto e ucciso lo studente di Ponsacco, una domenica pomeriggio, mentre era in vacanza al mare con i genitori, il 4 agosto di due anni fa. Fare riaprire le indagini e arrivare alla svolta attuale non è stato facile. Ma Claudio Meini e Gloria Poggianti, i genitori di Cesare, insieme all’altro figlio maggiore, non si sono dati per vinti anche quando tutto sembrava nero. La famiglia, seguita dall’avvocato Bice Del Giudice del Foro di Pisa, si è subito resa conto che c’era stata una grande fretta a chiudere il fascicolo. Eppure rilievi e indagini lasciavano aperti molti dubbi sulle responsabilità nell’incidente che si è portato via Cesare. Ora, anche se di mesi ne sono passati fin troppi per l’indagine preliminare relativa all’omicidio colposo, dopo che la Procura aveva chiesto per la seconda volta l’archiviazione, è arrivata un’ordinanza che riapre le speranza per arrivare ad una ricostruzione più vicina possibile alla realtà. Il Gip del tribunale di Livorno, dottor Antonio Pirato, valutato l’esito delle perizie e degli accertamenti presentati dall’avvocato della famiglia Meini, ha accolto in pieno una ricostruzione dello scontro ben diversa da quella che è stata chiusa in maniera frettolosa dalla polizia municipale di Castiglioncello e che è stata avallata dalla Procura. Ha quindi disposto, con un provvedimento del 28 aprile che è stato notificato da pochi giorni alla famiglia, che la Procura chieda invece per l’ indagata il rinvio a giudizio. Decisa dunque l’imputazione coatta nei confronti di Marcacci, accusata di omicidio colposo perché alla guida della sua autovettura Citroen mentre percorreva via dei Macchiaoli in direzione Sud, per imprudenza o negligenza, è andata a urtare il motorino condotto da Cesare il quale venne sbalzato dalla sella e morì per le lesioni riportate. Non solo: le viene contestata anche una violazione amministrativa al codice della strada in quanto viaggiava contromano. È stata quindi fissata una nuova udienza preliminare per decidere nel merito del rinvio a giudizio per l’11 settembre a Livorno, in cui l’accusa dovrà sostenere le ragioni del rinvio a giudizio come chiesto dal primo Gup.
Nonostante questo passo, che i genitori di Cesare hanno accolto positivamente, questa resta una vicenda pesante dal punto di vista umano e giudiziario. Fin dall’inizio le dichiarazioni della conducente e dell'uomo che era con lei sulla Citroen coinvolta nel tragico scontro erano apparse in contrasto con l'esito di una perizia effettuata da un consulente nominato dalla famiglia Meini. Tra l’altro erano le uniche dichiarazioni di testimoni dell’incidente e tendevano ad attribuire la responsabilità alla povera vittima. La perizia, che è servita a chiedere di riaprire le indagini, permette di dare una lettura diversa all’incidente, anche se la polizia municipale si era fermata alle dichiarazioni della conducente, senza effettuare altre verifiche. Il ragazzo, questa l'ipotesi della parte civile, perché i genitori e il fratello si costituiranno parte civile al processo, non percorreva via Sernesi ma via dei Macchiaioli. Quella era l’unica strada che doveva percorrere, lasciando perdere i rilievi tecnici che comunque confermano questa ricostruzione, per raggiungere gli amici al mare. E questo Cesare stava facendo quando si ritrovò l’auto davanti che non fece in tempo ad evitare. Un particolare che cambia tutto e apre scenari diversi rispetto alle responsabilità nel dramma. Scenari che spostano le presunte responsabilità, come fa pensare anche l’imputazione coatta disposta dal Gip, sull’automobilista.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
