Sicurezza
Accusati di stupro, nuova richiesta di libertà
I difensori dei due ventenni di Pontedera arrestati l’8 agosto scorso hanno presentato un’istanza per la revoca degli arresti domiciliari
PONTEDERA. È quasi passato un anno dal loro arresto, avvenuto all’inizio di agosto con una grave accusa come è quella dello stupro di gruppo aggravato dall’uso delle sostanze stupefacenti. Attualmente, dopo alcuni mesi trascorsi in carcere, Edoardo Nieri e Mattia Rizza, i due ventenni rimasti coinvolti nel presunto festino nella villa di Santa Maria a Monte del nonno di Rizza, sono agli arresti domiciliari e da poche settimane hanno ottenuto il permesso di potersi recare al lavoro. Il processo è iniziato a marzo e dopo la seconda udienza del 29 giugno scorso è stato aggiornato al 14 settembre. La sentenza di primo grado non arriverà prima di Natale, stando al calendario che giudici e avvocati hanno concordato. In attesa della conclusione del processo i difensori dei due ragazzi hanno chiesto la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. L’istanza è stata al collegio giudicante del tribunale di Pisa, presieduto dal giudice Pietro Murano. Il pubblico ministero Aldo Mantovani ha fatto sapere che potrebbe dare parere negativo, a differenza di quanto aveva fatto nei mesi scorsi quando gli stessi difensori avevano chiesto un’attenuazione della custodia cautelare il carcere. Gli imputati sono ragazzi incensurati e fin dall’inizio hanno sempre negato di avere costretto la giovane che li accusa ad avere rapporti con loro. La vicenda si è aggravata quando, durante le indagini, è spuntato fuori il Ghb, la droga dello stupro. A distanza di giorni dalla presunta violenza sessuale, questa sostanza è stata trovata, in tracce modeste nelle bottiglie di Schweppes e di vodka consumate durante la serata in piscina “combinata” tra i quattro amici, i due ventenni, la vittima e la testimone, una conoscente della vittima. Il giorno successivo al festino in piscina era stata proprio la testimone a ricordare all’amica che aveva avuto rapporti sessuali con entrambi i ragazzi. «Non ricordo nulla, non è possibile», era stata la prima reazione della ventenne, poi accompagnata all’ospedale dove erano affiorati i primi sospetti, visto il protrarsi delle sue amnesie, su un possibile uso di sostanze stupefacenti. Dopo le conferme arrivate dagli esami tossicologici i due erano stati arrestati (Rizza quel giorno era in barca con un famoso cantante e si era messo subito a disposizione della polizia). In questi mesi, come è emerso anche durante le prime udienze del processo, è emerso che la presunta condotta seriale dei ragazzi, ipotizzata dopo la denuncia della ventenne, non ha riscontri. Non è stato provato che i ragazzi hanno acquistato la droga. La presenza del Ghb, alla luce di una consulenza disposta dal pubblico ministero, è ridimensionata. La sostanza non è stata trovata nei capelli dei tre ventenni (la testimone non ha effettuato il test). E le tracce trovate nelle bottiglie non sono tali da provarne l’efficacia drogante. Su alcuni di questi elementi si fonda la richieste di revoca della misura cautelare.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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