Sicurezza
Cristo il contadino ucciso dai mitra dei nazifascisti
È una passione al femminile, quella messa in scena da Antonio calenda. Tutta racchiusa nell’intensità del volto e dei movimenti che - su una scena aperta, non tradizionale - Lina Sastri esprime...
È una passione al femminile, quella messa in scena da Antonio calenda. Tutta racchiusa nell’intensità del volto e dei movimenti che - su una scena aperta, non tradizionale - Lina Sastri esprime davanti alla tragedia della vita di suo figlio. Un Gesù che nella finzione scenica di Calenda è un contadino povero. Uno dei tanti del nostro Paese martoriato da una guerra di cui si avvertono ancora gli echi.
Eppure il testo originario è del Medioevo: risale al 1525. Una monaca, Jacopa Fliria, decise di collezionare tutte le tradizioni orali che riguardavano la Passione e che erano rappresentate in alcune località dell’Abruzzo. La religiosa le mise per iscritto: quel testo è Passio Hominis che Antonio calenda ha voluto portare in scena, ambientandolo nella modernità. «Le ultime ore di Cristo – ha raccontato il regista in un’intervista di alcune settimane fa al quotidiano l’Avvenire - sono ambientate in n mondo rurale, agricolo. Cristo è un contadino che muore con una sventagliata di mitra, condannato dai farisei, che ricordano i nazifascisti. Il tutto in una atmosfera dolente, di lotta fratricida».
Calenda a San Miniato ha già portato Finis Terrae, uno spettacolo sugli sbarchi dei migranti sulle nostre coste. Ma il suo rapporto con Dramma popolare di san Miniato non sembra esaurirsi.
Per il prossimo anno, che è il settantesimo della Festa del teatro di San Miniato, ha già espresso il desiderio di portare in piazza Duomo, sotto la Rocca, “Assassinio nella cattedrale” di Eliot. «La storica versione di Strehler debuttò proprio a san Miniato nel 1948», ha spiegato il regista.
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