Sicurezza
Anche la scenografia serve a dare emozioni
Il palco è una passerella e il pubblico sta seduto al centro, con gli attori che recitano vicinissimo
SAN MINIATO. Se Lina Sastri aveva parlato di miracolo, riferendosi all'esistenza e all'attività dl Dramma Popolare nel panorama culturale italiano contraddistinto tra crisi di fondi e difficoltà, il regista Antonio Calenda ha fatto di più: ha parlato al pubblico plaudente dell'anteprima nazionale per dire che il primo applauso lo merita la Fondazione Istituto del Dramma Popolare e chi la sostiene perchè qui "si celebra un vero omaggio al teatro, se ne diffonde la dignità, il grande valore, la sua forza".
La sessantanovesima edizione della Festa del Teatro è arrivata al momento culminante del Dramma Popolare - dopo settimane di rappresentazioni comunque di alto livello - con "Passio Homins" che ha debuttato in piazza Duomo registrando subito un successo e che replicherà fino al 22. Un testo dalle radici antichissime che il regista Antonio Calenda ha attualizzato nel secolo breve, come a sottolineare ancora con più forza il valore universale, eterno senza tempo e spazio della Passione di Cristo. Nello spettacolo di Calenda - fortemente voluto dal Cda guidato da Marzio Gabbanini - c’è anche la «Passione» al femminile, dove Maria è il concentrato, l’essenza di tutti i dolori, di tutte le passioni delle donne, madri e figlie. Con lei un Cristo discutibile, spigoloso, e ribelle – morirà per una sventagliata di mitraglia – carico di umanità e contraddizioni. Colmo di amore verso la madre e allo stesso tempo insofferente, come accade spesso ai giovani nell’ amore infastidito per i genitori.
La Passione, dunque, riletta, vissuta e raccontata attraverso gli accadimenti del nostro tempo e che ritroviamo nei grandi e tragici fatti del Novecento, quel secolo breve che ci siamo lasciati alle spalle e che ha condizionato il nostro oggi: i momenti di più alta intensità del dolore individuale e collettivo li ritroviamo nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale, nei giorni del terrorismo, negli anni di piombo. Gli attori, pellegrini sulla scena scarna (anche la scenografia ha la sua parte. Nello spettacolo di Calenda il pubblico sta seduto al centro di una passerella rettangolare mentre gli attori girano intorno, vicinissimi, capaci di caricare la platea di emozioni), fanno del palcoscenico il cantiere di un destino da compiere dove un Cristo straziato davanti alla madre impotente, mette l'umanità davanti alle proprie pene e responsabilità. Qui c’è tutto lo spirito del Dramma Popolare di San Miniato, quel Teatro del Cielo - sostenuto in modo determinante dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato - che si ripete dal 1947 nelle piazze e nelle chiese della città con lo scopo di chiamare l’uomo a riflettere sui grandi tempi che assillano l’animo. Un teatro di prime nazionali che hanno visto passare i più celebri registi ed i più famosi attori della scena internazionale.
Con Lina Sastri in scena Francesco Benedetto, Jacopo Venturiero, e con Jacqueline Bulnes, Antongiulio Calenda, Alessandro Di Murro, Stefano Galante, Marco Grossi, Daniele Parisi, Luciano Pasini, Bruna Sdao, Noemi Smorra, Stefano Vona Bianchini. Musica dal vivo con la fisarmonica di Fabio Ceccarelli e le percussioni di Tiziano Tetro. Musiche Germano Mazzocchetti, luci di Nino Napoletano. Firma scene e costumi Domenico Franchi. Ieri sera grande serata della "prima" per soci ed ospiti della Cassa di Risparmio di San Miniato.
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