Sicurezza
Verso gli ospedali di comunità
L’Alta Valdicecina si organizza. Fidanzi: occasioni in più di lavoro
POMARANCE. La Casa della Salute di Pomarance potrebbe essere trasformata, in parte, in ospedale di comunità. Con una quindicina di posti letto, con un’assistenza h24 e un miglioramento generale del servizio di assistenza. Allo stesso modo anche Castelnuovo sta valutando si destinare alla trasformazione, o meno, la residenza sanitaria assistita del comune. Ecco che l’Alta Valdicecina guarda in direzione della nuova riforma della sanità voluta dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e prova a giocare le sue carte.
«Noi votammo per il modello degli ospedali di comunità già nel 2002 nell’allora gruppo di opposizione – premette Loriano Fidanzi, consigliere con delega alla sanità al Comune di Pomarance –. E ora torniamo a dire che si tratta di un servizio che andrebbe a coprire un anello mancante nel servizio di assistenza, ovvero un ponte tra l'ospedale e i servizi territoriali, per tutte le persone che non necessitano di ricovero in reparti specialistici, ma che hanno comunque bisogno per alcune settimane di assistenza che non potrebbero ricevere a domicilio. Insomma quello che mancava, quel passaggio intermedio che può rispondere ai nuovi bisogni di una popolazione sempre più anziana, sempre più oncologica, sempre più sola». Fidanzi snocciola numeri: «Un ricovero ospedaliero costa in media qualcosa come 750 euro al giorno, al contrario stare nell’ospedale di comunità costerebbe esattamente la metà al sistema sanitario».
Si sottolinea che il futuro va in questa direzione e la valle non può ignorarlo. «Senza contare che l’ospedale di comunità darebbe opportunità di lavoro almeno per un turno di infermieri, e quindi sei unità in più al lavoro: la nostra Casa della Salute potrebbe ospitare in parte questo servizio, visto che ci sono anche la guardia medica e il 118». Il consigliere non manca di mettere la lente di ingrandimento su quelli che lui chiama, “sprechi della sanità”. «Tagliare sulla burocrazia permette di risparmiare e quindi servirebbe una sfoltita dei cosiddetti coordinatori territoriali, degli uffici di presidenza delle Asl e dei direttori delle Società della Salute».
Francesca Suggi
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