Il dolore
Va in Svizzera per morire
La tragica scelta di un ingegnere in pensione all’insaputa dei familiari
PONTEDERA. «Quando leggerete questa lettera sarò morto, riceverete le mie ceneri». Solo lacrime, dolore e mille domande senza una risposta per la famiglia di un ingegnere in pensione di 76 anni, che ha scelto di morire lontano da Pontedera, dove ha lasciato la moglie inferma e due figli. La lettera-testamento spedita dall’uomo alla sua famiglia ha chiuso il giallo della sua scomparsa, ma lasciato sgomenti i suoi cari. Non sono state una lunga malattia o le atroci sofferenze di un male incurabile a spingere un pensionato di Pontedera verso la “dolce morte” , il suicidio assistito, pianificato per mettere fine ad un grande tormento psicologico o a un male tenuta nascosto. Un peso enorme da sopportare, così fa pensare il gesto. Eppure nascosto dall’uomo ai suoi familiari e agli amici più stretti, che lo conoscevano da una vita e che oggi stentano a credere alla verità rivelata da una lettera-testamento. Il professionista, colonna portante della famiglia per molti anni, non avrebbe manifestato alcun segnale di cedimento, di sconforto. Un segnale che potesse mettere in allarme la cerchia dei familiari. Ma quando all’inizio di luglio il pensionato si è allontanato e per giorni non ha dato notizie di sé il figlio è stato preso da un terribile sospetto e ha cominciato a ripercorrere, ad iniziare dalla lettura degli estratti conto bancari del genitore, gli ultimi giorni del padre. E poi è risalito ancora indietro nel tempo arrivando a mettere insieme uno dopo l’altro inquietanti tasselli che facevano pensare al peggio. In particolare due movimenti bancari da tremila euro ciascuno incassati da una clinica in Svizzera, dove è possibile ricorrere all’eutanasia. I silenzi del pensionato negli ultimi giorni, nei momenti precedenti la sua scomparsa da casa, hanno poi aiutato a comprendere un disagio che fino a quel momento l’uomo si era tenuto dentro.
Prima ancora di chiedere aiuto alle forze di polizia il figlio ha cercato di capire. Ha voluto rendersi conto di persona per quali motivi il padre si era allontanato da casa senza dare alcuna notizia di sé. L’uomo, intanto, aveva preso l’aereo della morte. Era andato in Svizzera nella clinica dove i medici lo avrebbero aiutato a morire senza sofferenze. Pian piano ha trovato molti riscontri: i biglietti aerei e i bonifici bancari. Ma nessun biglietto scritto, nessuna spiegazione che potesse raccontare i motivi della prolungata assenza. Lui che mai in questi anni si era sottratto agli impegni verso la famiglia, alla vicinanza alla moglie con problemi di salute.
Il figlio ha poi deciso di rivolgersi alla polizia dopo un primo contatto con la Polaria. Ma quando la famiglia dell’ex ingegnere ha presentato la denuncia di allontanamento volontario, rivolgendosi al commissariato di polizia, l’uomo era già morto. E la lettera-testamento che il professionista ha spedito per posta al proprio domicilio, indirizzata ai familiari, ha messo fine almeno ad una parte dei dubbi dei familiari. Solo che per loro non era facile, e non lo è a distanza di giorni, accettare la tragedia. La morte entrata nelle loro esistenze quasi senza un perché. Nel biglietto-testamento, oltre a spiegare il suo gesto, l’uomo ha messo al corrente la famiglia del suo progetto e del prossimo arrivo in città delle sue ceneri. Oltre ad aver dato disposizioni sulla ripartizione dei suoi averi. Nel frattempo, anche la polizia si era attivata con l’Interpol e l’ambasciata in Svizzera e due giorni fa è arrivata la conferma che il pensionato è morto in una clinica, forse vicino a Basilea, sicuramente in Svizzera. La Procura di Pisa, dopo la denuncia di scomparsa presentata dal figlio, aveva aperto un’inchiesta. Il pubblico ministero Paola Rizzo potrebbe decidere di acquisire ulteriori atti prima di archiviare il fascicolo. Intanto, la famiglia si è chiusa nel proprio dolore. «Per ora non sappiamo molto, mio marito è scomparso almeno da una decina di giorni», dice la vedova che abbiamo raggiunto al telefono. Anche il figlio non intende commentare in alcun modo la dolorosa storia che riguarda il padre. «Cosa posso dire? Niente», chiude la conversazione il figlio della vittima, quando ormai a Pontedera la notizia del pensionato che ha scelto la “dolce morte”, l’eutanasia, crea sconcerto oltre al dolore in chi lo conosceva.
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