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Pontedera

Era iscritto a Exit Italia «Occorre essere malati»

Era iscritto a Exit Italia «Occorre essere malati»

L’associazione torinese è in collegamento con quattro centri specializzati elvetici «Regole rigide: chi decide per questa strada deve presentare la cartella clinica»

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PONTEDERA. “L’eutanasia è decidere per se stessi”. Sono molte le informazioni richieste per comprendere come l’associazione Exit accompagna verso la fine chi scegli l’eutanasia e sostiene la causa della morte come un diritto. Ci sono stati più casi di italiani che negli ultimi anni hanno scelto, come l’ingegnere di Pontedera, una ''dolce morte'' per interrompere sofferenze fisiche e psichiche dovute a una malattia incurabile. Sono stati 65 gli italiani che nell’ultimo anno hanno seguito la strada del suicidio assistito, come spiega Emilio Coveri, presidente della torinese Exit Italia, proprio l’associazione a cui circa un anno fa si è iscritto il pensionato di Pontedera, come la famiglia ha scoperto da poco. Exit Italia è un’associazione che si occupa di aiutare chi vuole ricorrere al suicidio assistito, oltre che al testamento biologico, anche se cittadino di Paesi dove l’eutanasia non è consentita. Lo stato di riferimento è la Svizzera, dove Exit ha accordi con quattro strutture, Life Circle-Eternal Spirit di Basilea, Ex International di Berna, Dignitas di Zurigo e Liberty Life nel Canton Ticino. Chi chiede e ottiene il suicidio assistito ha gravi problemi di salute o affetto da gravi malattie che rendono invalidi, come la sclerosi laterale amiotrofica (la Sla) o tumori irreversibili. Quasi tutte sono persone sono persone che scelgono di andare a morire in esilio oltre che in solitudine per evitare conseguenze penali a familiari o amici che vengono a conoscenza del percorso di morte. In Italia la “'dolce morte”' non è consentita e eventuali accompagnatori potrebbero correre il rischio di essere indagati per istigazione al suicidio. Exit garantisce la morte volontaria assistita seguendo l’iter per portare il cittadino italiano nella clinica svizzera (costa circa 9mila euro). La richiesta viene corredata da cartelle cliniche e dal testamento biologico e una commissione medica valuta questo materiale. Viene poi dato l'ok per l'ammissione alla pratica e a questo punto il paziente stabilisce la data desiderata. Tra l’altro il medico è tenuto a cercare di far desistere fino alla fine il paziente, che può decidere di tornare indietro in qualsiasi momento, o anche di decidere una nuova data. La particolarità della tragedia del pensionato sembra proprio questa. I familiari, tra l’altro sentiti dalla polizia, sostengono che il pensionato non avesse alcun problema di salute e in ogni caso loro non ne erano a conoscenza.

«Questo non può essere vero – dice il presidente Coveri –. Nei giorni scorsi il figlio del pontederese mi ha contattato e gli ho spiegato che in Svizzera le procedure sono molto chiare. Chi scegli l’eutanasia deve documentare la malattia con cartelle cliniche. Evidentemente l’uomo di Pontedera era malato e la famiglia non ne era a conoscenza. Ma noi non lo sappiamo. Riceviamo l’iscrizione e poi il paziente decide in quale struttura andare a morire. Ci rendiamo conto che questo è successo quando non riceviamo il pagamento della quota associativa. Sarà la polizia caso mai a capire di cosa era malato l’uomo. Sicuramente l’Asl o un medico ne sarà a conoscenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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