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Pontedera

E ora un altro sogno: riuscire ad entrare alla Normale di Pisa

E ora un altro sogno: riuscire ad entrare alla Normale di Pisa

PONTEDERA. Con serenità, senza troppe pretese. Consapevole, qualunque fosse stato il voto finale, di aver già tagliato un traguardo incredibile riuscendo a dare l’esame di maturità un anno prima...

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PONTEDERA. Con serenità, senza troppe pretese. Consapevole, qualunque fosse stato il voto finale, di aver già tagliato un traguardo incredibile riuscendo a dare l’esame di maturità un anno prima rispetto ai coetanei. Eric Tremolanti, 18enne studente di Perignano, dice di non aver mai sentito il peso delle prove. Sia gli scritti che il “testa a testa” con i professori racconta di averli affrontati senza fasciarsi troppo la testa. Di certo c’è che anche lui, come Maria Beatrice Vinci, compagna di classe al liceo classico XXV Aprile, ha sostenuto un esame praticamente perfetto. Lo indica chiaramente il “100 e lode” che compare accanto al suo nome nei risultati esposti. «Sono emotivo di natura, agli appuntamenti scolastici arrivo sempre con un po’ d’ansia. Nel caso della maturità però sono rimasto sorpreso: non ho provato la solita tensione». A cavallo della sua spensieratezza Eric ha divorato il tema di italiano, la versione di latino - «Che era piuttosto difficile da tradurre», spiega - e il famigerato “quizzone”. «Mi sono sempre sentito sicuro della mia preparazione, ma non credevo davvero di poter ottenere il massimo voto. Era una speranza, certo, ma senza 100 e lode sarei stato ugualmente felice». Versioni, poeti e scrittori: acqua passata. È tempo di mare e di meritato relax. «Finalmente ho staccato la spina – racconta Eric – ne avevo veramente bisogno. Presto partirò per l’isola d’Elba con alcuni amici e poi starò un paio di settimane al mare con i miei genitori. Con Maria Beatrice vorremmo entrare alla scuola Superiore Normale di Pisa, ma ora voglio pensare esclusivamente a rilassarmi». L’intervista sta per concludersi e Eric ammette: «Nel mio voto c’è anche una percentuale di fortuna: le domande che mi sono state fatte erano per la maggior parte quelle che mi aspettavo. Nello studio, come in ogni cosa, ci vuole anche un pizzico di buona sorte».

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