Attenzione
Trasferite nella casa popolare... senz’acqua
L’odissea di madre (anziana) e figlia spostate da un alloggio pieno di umidità a uno invivibile
CASTELFRANCO DI SOTTO. All’inizio del mese avevano già sbaraccato la vecchia casa popolare in cui da anni lottavano contro muffa e insetti. Finalmente un nuovo alloggio dove madre e figlia avevano già trasferito mobili, tavoli e cucina, in attesa di concludere le inevitabili trafile burocratiche, attivare le utenze e tornare a vivere nella nuova casa. Invece no: la brutta sorpresa era nascosta dietro lo sportellino del contatore dell’acqua. Contatore che era stato smontato e rimosso, e che adesso deve essere sostituito con un nuovo contatore da realizzare all’esterno. Risultato: prima di avere l’acqua in casa serviranno lavori che richiederanno settimane d’attesa, forse mesi.
È così che madre e figlia si ritrovano oggi a vivere da “accampate” nelle vecchia casa popolare, più che mai infestata dall’umidità, costrette a sostituire la cucina già trasferita con un piccolo fornellino a gas e ad arrangiarsi con un tavolo e un paio di sedie. È la storia incredibile e paradossale che arriva da Castelfranco. Protagoniste Quirina Banti, novantenne, invalida, e la figlia Maura Orsini, che dal 2013 vivono insieme al civico 7 di via Solferino, in uno degli alloggi ricavati nell’ex convento di San Matteo gestiti dall’azienda pisana di edilizia sociale Apes. In tutto 36 metri quadri di devastazione, alle prese con un’umidità che da anni ha superato di molto la soglia del tollerabile, tanto da spingere Apes ad un complesso intervento che dovrebbe partire a breve. Da qui la decisione di spostare le due donne in un immobile di via Aldo Moro. «Credevamo di poterci trasferire in pochi giorni - racconta la signora Orsini - Così ho imbiancato tutte le stanze e ho trasferito tutti i mobili, compresa la cucina. Nessuno mi aveva avvisato che il contatore non c’era. Quando me ne sono accorta ho contattato Acque Spa, credendo di poter attivare il servizio in pochi giorni come è avvenuto per luce e gas». Invece no: «Mi hanno spiegato che il contatore non può essere riposizionato perché non è più a norma - spiega la donna - Ne serve uno nuovo esterno, che richiederà prima un sopralluogo e poi dei lavori. Ci sarà da aspettare. E tutto questo mentre siamo con le ferie d’agosto alle porte».
Da qui la rabbia della donna. «Perché non possiamo - dice - trasferirci in una casa senz’acqua. A dicembre mia madre è stata anche operata all’intestino: ha bisogno di essere lavata e pulita spesso». Il risultato è una vita impossibile divisa a metà tra due case: «In una abbiamo i mobili ma non l’acqua - riprende Orsini - mentre nell’altra abbiamo l’acqua ma non i mobili. Ci arrangiamo con un tavolo e qualche sedia, mentre una signora ci ha prestato un fornellino a gas. Quello che fa male è ritrovarsi in una situazione del genere. Avrebbero potuto avvisarci: prima del nostro arrivo Apes ha sostituito la caldaia, ma si sono dimenticati di dirci che non c’era il contatore dell’acqua».
Giacomo Pelfer
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