Il Tirreno

Pontedera

Il museo c’è ma non apre il caso arriva al Senato

di Francesca Suggi
Il museo c’è ma non apre il caso arriva al Senato

Sasso Pisano: tra le opere già disponibili anche doni di Bocelli e Ferragamo L’opposizione fa un blitz e rileva che i materiali giacciono in stato di abbandono

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CASTELNUOVO VALDICECINA. Ci sono gli spartiti e una serie di inediti firmati dal tenore nazionale Andrea Bocelli. E ancora il tocco dello stilista Ferragamo, insieme a una maglietta della Nazionale realizzata ad hoc, oggetti spaziali della Kaiser e un corpetto da marinaio del 1800, uscito per la prima volta nella storia dalle stanze dell'Accademia Navale di Livorno. E ancora medaglie dell'Università di Pisa e del presidente della Repubblica, foglie d'oro di Manetti, cappelli artistici di Grevi, terracotte Mital realizzate a tema. In altre parole, lo scrigno chic dell'artigianato toscano di quello che dovrebbe diventare il Museo delle arti e dei mestieri della Toscana c’è ormai da tempo nella frazione di Sasso Pisano. Ma di tagli del nastro proprio non se ne parla, nonostante un tentativo fallito datato 2011. Eppure l’opposizione non sa dove si trova e in che condizioni sia tutto questo materiale di pregio, tanto che nei mesi scorsi decide di fare un sopralluogo per capire. E poi alcune interrogazioni. Oggi, dopo una corrispondenza fitta tra Comune e donatori che minacciano di andare per vie legali, la questione diventa un caso nazionale e finisce in Senato. I parlamentari Cinque Stelle Serra, Paglini, Santangelo, Bertorotta, Montevecchi e Cappelletti prendono a cuore la questione e chiedono al ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini di intervenire. «Per una pronta soluzione della vicenda, al fine di accertare la regolarità delle procedure avviate dall’amministrazione comunale», scrivono nell’interpellanza datata 2 luglio. I senatori ripercorrono la vicenda: a loro preme la valorizzazione dell’artigianato e dell’arte manifatturiera, eccellenze della Toscana nel mondo. Una storia che comincia sotto i migliori auspici, con una cerimonia pubblica nei locali dell’esposizione, nel borgo di Sasso Pisano. Poi le visite istituzionali, con lo stesso sindaco Alberto Ferrini che sancisce la “donazione” dell’Accademia di Livorno con una visita in terra labronica.

Poi qualcosa va storto, gli anni passano, inspiegabilmente le porte del Museo restano chiuse, i donatori che prima fanno domande sullo stato dell’arte e poi richiedono indietro gli oggetti donati senza ottenerli: la vicenda si tinge di contorni opachi. Primo tra tutti: che fine hanno fatto tutti i materiali donati? A cercare di scoprirlo sono i consiglieri di minoranza del gruppo “Obiettivo Comune” di Castelnuovo Valdicecina. Ecco che davanti ai loro occhi si srotola una realtà spiacevolmente inaspettata. Tanti oggetti si trovano nella chiesa di Sasso Pisano, alcuni alla mercé di tutti e altri ammassati in uno sgabuzzino. «Si evince facilmente che lo stanzino dove tante cose sono ammassate è umido e non va bene per conservare oggetti di valore– dicono dal gruppo –. Senza contare che non abbiamo potuto visionare tanto materiale e controllarne l’integrità perché in cattiva custodia. Una vetrata in vetro e argento era visibilmente incrinata. Eppure il sindaco ci ha detto che tutto è conservato in un luogo sicuro ed idoneo: ci sentiamo presi in giro». E chiudono: «Non capiamo perché tutto quel materiale non possa essere utilizzato».

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