Il Tirreno

Pontedera

TEATRO SOLIDALE

Volterra Teatro quest'anno sposa la causa degli operai Smith

di Gabriele Rizza
Volterra Teatro quest'anno sposa la causa degli operai Smith

Il presidente della Regione è intervenuto alla presentazione fiorentina della rassegna. Dallo spettacolo in carcere a quello collettivo: ecco gli appuntamenti in scena dal 20 al 26 luglio

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VOLTERRA. Il teatro ritorna in carcere e stavolta, coi detenuti, incontra anche il mondo del lavoro: quello della crisi, delle fabbriche che chiudono, della cassintegrati e disoccupati. Il Festival di Volterra, col suo capitano Armando Punzo, si schiera con gli operai della Smith Bits, fabbrica nata 57 anni fa a Saline, passata per varie mani e cinque anni fa acquistata dalla multinazionale Schlumberger Limited, la più grande società di servizi petroliferi del pianeta, con oltre 120mila dipendenti di 140 nazionalità sparsi in 85 Paesi.

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A Saline si producono scalpelli per la perforazione che non hanno uguali al mondo. Una eccellenza made in Italy che, complice la crisi petrolifera, nell'ambito della ristrutturazione del gruppo, non ha risparmiato dalla chiusura e dalla conseguente messa in mobilità, così da un giorno all’altro, esattamente dallo scorso 27 aprile, i 193 dipendenti dello stabilimento volterrano. Partono gli scioperi, scatta la solidarietà, si organizzano presidi, si mobilità la Regione, si apre a Roma un tavolo di trattative presso il Ministero dello sviluppo economico, l’azienda accetta di ripartire ma con non più di 78 dipendenti, istituzioni e società civile si schierano a fianco dei lavoratori, ma “la vertenza, emblematica del modo d'agire di certi poteri industriali multinazionali, capaci di non valutare la qualità del lavoro offerto sacrificato a meri calcoli di profitto immediato, sarà dura ed è tuttora in corso”, ha ricordato il governatore Enrico Rossi, presente, con una delegazione di lavoratori della Smith, al lancio di  “Volterra Teatro 2015”. Che dal 20 al 26 luglio, muovendosi sul territorio della Val di Cecina, declina la sua 29esima edizione nel segno della “sospensione”, che è un modo per interrogarsi sul presente, le sue derive e le sue contraddizioni, di ripensare ruoli e atteggiamenti, anche del teatro, ma soprattutto, sottolinea Punzo, “di non metter in scena l’uomo per quello che è”.

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Costruito attorno al carcere e alla Compagnia della Fortezza, da sempre il festival cavalca l’inquietudine antropologica e l’inadeguatezza esistenziale. Il lavoro di Punzo scardina le abitudini, detronizza le certezze, spezza la linearità dei percorsi, liquida, nella dissonante attrattiva delle traiettorie drammatiche, l’idea della rappresentazione come fatto compiuto e meccanismo mimetico. Il nuovo capitolo della Fortezza, spazio tempo sospeso per eccellenza, inquadra Shakespeare, tutto Shakespeare, una sorta di sintesi simbolica, a partire dall’eredità letteraria e filosofica di cui è portatore, il Shakespeare nostro contemporaneo che ci legge e ci spiega il male di vivere, ma anche “semplicemente” ce lo racconta, come fiaba incantata e sinfonia fantastica. Si consuma ora il primo studio, “Know Well”, destinato a crescere e svilupparsi negli anni, nell’occasione circondato da artisti e gruppi che sul crinale delle ricerca e della indefinitezza si muovono con coerenza e rigore, e che rispondono ai nomi di Aniello Arena, Fanny & Alexander, Mariangela Gualtieri, Chiara Guidi,  Giuliano Scabia, Mario Perrotta, Jacopo Quadri, Emanuela Dall'Aglio, Ginevra di Marco e Francesco Magnelli, per finire con Archivio Zeta che allerta un progetto in 4 tappe su Pasolini, a 40 anni dalla morte, che coinvolge i cittadini di Volterra e gli operai della Smith, testimoni in nuce delle profezie pasoliniane. Tutto su www.volterrateatro.it

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