Proteste
Malore in mare, muore a 69 anni
Daniela Salce era originaria di Pontedera, ora abitava ad Ardenza di Livorno. Bagnanti sotto choc al Gabbiano
LIVORNO. La colonnina del termometro supera abbondantemente i trenta gradi. Il cemento è incandescente e la sabbia dei Tre Ponti a Livorno sembra ribollire. Poco più in là, al Gabbiano, ci sono bagnanti stesi al sole e bambini che giocano a pescare meduse. L’atmosfera è quella di un luglio bollente, dove solo in mare si trova refrigerio. Nessuno può immaginare che proprio quell’acqua stia per restituire a riva un corpo senza vita. Quello di Daniela Salce, 69 anni (li avrebbe compiuti ad agosto), nata a Pontedera ma residente in via dell’Agave, ad Ardenza. Niente da fare per lei, vittima di un malore fatale mentre faceva il bagno proprio vicino casa.
Sono le 14,40 quando nello specchio d’acqua di fronte al frequentatissimo lido in centro città spunta la sagoma di una donna a pancia in giù. La testa riversa, le braccia allargate. «Credevo scherzasse, che giocasse a fare la morta a galla», dice Federica Bracci, una delle protagoniste del successivo, inutile soccorso. «Ero sdraiata a prendere il sole mentre tenevo sotto controllo mio figlio: quando, con la coda dell’occhio, ho visto quella donna, credevo stesse guardando il fondale», dice Lidia Mangani. Niente di tutto ciò: quel corpo galleggia ormai privo di conoscenza. Quando, poco dopo, il quadro diventa più chiaro, in un attimo quel clima da scanzonato pomeriggio al mare cambia, si stravolge. Non è più solo l’afa a togliere il respiro ai bagnanti. È l’immagine di quella donna, emaciata, senza battito cardiaco, che continua ad espellere l’acqua ingerita in mare. Non ci sono dubbi: è stata vittima di un malore che non le ha lasciato scampo. Un infarto o una congestione.
I primi a vederla galleggiare al largo sono due bambini di 10 e 11 anni. Non fanno in tempo a rendersi conto della situazione, che quel corpo viene trasportato dalla corrente accanto alla scaletta da cui è possibile accedere al mare, dalla banchina di cemento del Gabbiano. È lì che due signore sdraiate al sole si accorgono della sua presenza. Un giovane, che si trova sotto l’ombrellone nella vicinissima spiaggetta dei Tre Ponti, non ci pensa due volte: si lancia di corsa verso l’acqua e si tuffa. Aiutato da un altro bagnante, tira su quel corpo. È una donna, in costume, sulla settantina. Nessuno la conosce e non è chiaro da dove si sia tuffata. I minuti successivi sono molto duri. Persone sconvolte che gridano e chiedono aiuto, bambini in lacrime, un adolescente ha un malore. E una piccola folla che si raduna intorno alla morta cercando di prestarle i primi soccorsi. Tra loro c’è una volontaria della Misericordia: è lei a fare la respirazione bocca a bocca alla donna insieme a un’altra bagnante. A chiamare il 118 invece ci pensa Federica Bracci, ambulante di frutta e verdura, abilitata al primo soccorso: «Sono stati momenti difficilissimi: io ho cercato di fare da intermediaria tra l’operatore del 118, che mi dava le indicazioni, e le persone che tentavano di farle la rianimazione: c’era chi urlava, chi piangeva. Alcuni ragazzi si sono sentiti male. Poi i volontari l’hanno spostata per la rianimazione con il defibrillitatore. I soccorritori della Svs hanno tentato il tutto e per tutto, si sono impegnati moltissimo, ma non c’è stato niente da fare».
Poco dopo sul posto sono arrivati anche gli agenti delle volanti della polizia. È toccato a questi ultimi svolgere tutti gli accertamenti del caso. Fino a tardi sono durate le verifiche per risalire al nome della vittima, che è stato rintracciato intorno alle 20 al Gabbiano. All’inizio erano state trovate solo delle ciabatte che sembravano della vittima. Dopo invece, una donna ha ritrovato la borsa di Daniela Salce, con i documenti all’interno. Pensionata, nata a Pontedera ma residente da anni in città, la 69enne era vedova. Lascia un figlio, la nuora e altri parenti.
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