Il Tirreno

Pontedera

la jihad in valdera

Il messaggio di Jalal sul web: "Ha successo chi vuole morire martire"

di Sabrina Chiellini
La foto segnaletica di Jalal El Hanaoui
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La foto segnaletica di Jalal El Hanaoui

Il profilo del giovane finito in manette a Ponsacco. Era amministratore di più gruppi su Facebook, tutti di propaganda contro l’Occidente e tutti con migliaia di iscritti

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PONSACCO. «Ha successo chi muore martire. Chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in paradiso profumato». «Solo la legge di Dio deve essere seguita mentre le leggi degli uomini devono essere distrutte». Sono due delle tante frasi postate da Jalal El Hanaoui, marocchino di 24 anni, arrestato dagli uomini della Digos di Pisa al termine di una lunga indagine partita da una segnalazione della Direzione centrale polizia di prevenzione, nell’ambito del monitoraggio contro il terrorismo.

Una lunga e complessa indagine per mettere a fuoco le abitudini di un giovane marocchino di provincia, disoccupato e apparentemente ben integrato come tutta la sua famiglia nella realtà in cui vive. Eppure gli elementi raccolti su di lui, considerato capace non solo di nascondere la propria identità ma anche di mascherare la propria localizzazione, lo fanno ritenere così pericoloso che il magistrato della Dda Angela Pietroiusti ne ha chiesto la misura di custodia cautelare in carcere, ritenendo non adeguati gli arresti domiciliari. Jalal El Hanaoui è infatti accusato di reati di propaganda e istigazione alla Jihad, aggravati dal fatto, secondo la normativa recente, dall’aver agito con strumenti informatici e telematici.

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La Digos della questura di Pisa, nell’ambito di un’attività di contrasto al terrorismo internazionale condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha svolto, anche in collaborazione con la polizia postale, un lungo monitoraggio su internet e sui siti frequentati dal marocchino, arrivando così a documentare un’intensa attività di proselitismo per la partecipazione alla Jihad condotta da Jalal, considerato lui stesso con una spiccata vocazione al martirio. Un ragazzo dal carattere solitario, sempre connesso alla rete, molto legato al fratello con il quale condivide la camera da letto, nell’appartamento di via Quasimodo 51, assegnato ai genitori. Vive in famiglia, esce poco, non frequenta le moschee della zona. Recentemente è stato in Turchia, ad Istambul, dove potrebbe avere avuto contatti con integralisti islamici. Lui stesso dice che non spegne mai il pc. Da piccolo ha frequentato una scuola coranica guidata da un iman tipo esorcista, ha poi avuto problemi con gli stupefacenti anche se poi avrebbe superato questa fase per dedicarsi, da circa un anno, a tempo pieno alla religione islamica.

Tanti i post pubblicati dal marocchino, tutti inneggianti alla guerra di religione, alla bandiera dello stato islamico «che si alzerà non con le parole ma con il sangue». Nel febbario 2014 commentando un’immagine di un musulmano poi prigioniero e infine tagliagole, l’ha commentata così: «Per alcuni sono assassini mentre per le mamme del Medio Oriente sono eroi».

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Frequenti nei suoi post su Facebook i riferimenti all’organizzazione terroristica Isis. Oltre a diffondere immagini di guerriglieri, a maggio di quest’anno ha pubblicato una foto che ha richiamato le attenzioni degli inquirenti perché contiene simboli e monumenti, come la Torre di Pisa, di un Occidente che il giovane condanna. E che alla luce dell’attività di istigazione al martirio con finalità terroristiche sono apparse come un ulteriore modo per demolire il sistema occidentale. Una quantità enorme di messaggi di indottrinamento, video, foto e comunicati, pubblicati dal disoccupato, esperto di comunicazioni sul web, abituato a usare profili falsi e a diffidare dell’uso del telefono, che considera facile ad essere intercettato.

Jalal, secondo le accuse, agiva essenzialmente attraverso due profili Facebook e un’ulteriore pagina, sempre attiva sullo stesso social network, contraddistinta dallo pseudonimo “Jalal El Mellali”. L’accusa parla di post dal tenore anti-americano, antisemita e anti-israeliano oltre a messaggi di propaganda contro l’Occidente. Lo stesso giovane aderisce a svariati gruppi di propaganda islamica. È a sua volta amministratore di più gruppi, “L’Islam e il Sublime Corano”, con 5.625 iscritti, “Musulmani d’Italia” con 1.728 membri, “Un invito all’Islam” con 3.954 iscritti e “Islamic Video in italiano” con altri 5.436 iscritti.

 

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