Il Tirreno

Pontedera

Cuoio unito nell’Area Vasta Centro

di Giacomo Pelfer

Questo l’orientamento del consiglio sulla sanità. Ma le opposizioni premono per un referendum

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SAN MINIATO. Non sarà la riforma della sanità toscana a rompere l’unità del Valdarno. I quattro Comuni del comprensorio sceglieranno tutti in un’unica direzione, possibilmente verso quella che offre le maggiori garanzie in termini di qualità dei servizi e magari la disponibilità a potenziare qualcosa. Questa la posizione delle quattro amministrazioni del Cuoio in merito al tema della collocazione sanitaria, con l’ormai imminente accorpamento delle attuali 12 Asl in 3 Aree Vaste. Un tema che da mesi anima il dibattitto politico e che inevitabilmente ha catalizzato l’attenzione del consiglio comunale aperto ospitato mercoledì a San Miniato. Presenti, oltre al padrone di casa Vittorio Gabbanini, i colleghi Giulia Deidda di Santa Croce, Gabriele Toti di Castelfranco e l’assessore Samuele Fiorentini per Montopoli. Alla fine tutto lascia pensare che i quattro Comuni seguiranno l’Asl 11 nella futura Area Vasta Centro, come del resto appare scontato e auspicabile secondo Gabbanini, anche se resta teoricamente possibile la carta di una “fuga” verso l’Area costiera, ma solo alla luce «di un confronto con i cittadini», ha precisato Deidda. Un confronto che secondo le opposizioni dovrà avvenire attraverso un referendum.

La linea di San Miniato. «Non mi appassiona questo dibattito tra chi vuole andare con Pisa e chi con Firenze – ha esordito Gabbanini –. A me interessa la salute dei cittadini, e su questo vedo che il mio territorio è gestito benissimo dall’Asl 11, come dimostrano i dati dello studio condotto dal Sant’Anna. Siamo sicuri che l’ospedale di Pontedera possa assorbire una popolazione di altre 70mila persone in più?». Opposta la posizione delle minoranze arrivate da Montopoli: presenti l’ex consigliere Massimo Tesi, che ha parlato di «una zona da sempre a vocazione pisana», insieme agli esponenti della lista Progetto Insieme Damiano Carli e Maria Vanni, che hanno confermato il recente avvio di una raccolta firme per la richiesta di un referendum.

Ipotesi referendum. Un’ipotesi che sembra piacere anche alle minoranze di San Miniato, seppur da punti di vista diversi. Per Laura Cavallini di “Immagina San Miniato” «la riforma porta con sé diversi dubbi: perché se l’Asl 11 ha dei punti di eccellenza – ha spiegato – è anche grazie ad una popolazione numericamente contenuta. Per fare altrettanto su un’area vasta occorre investire, mentre questa riforma nasce dai tagli. Per la collocazione credo sia giusto indire un referendum». «La situazione non è così rosea – ha ribattuto Carlo Corsi (Forza Italia) –. Figuriamoci cosa succederà in un’Area Vasta da 1 milione e mezzo di abitanti». Per Alessandro Niccoli del Gruppo Misto, invece, «si sta solo tentando di risparmiare accorpando i centri di potere. I cittadini non aspettano altro che un referendum».

Prima l’unità. Ad esprimere la posizione del Pd sono i consiglieri Alessio Spadoni e soprattutto Francesco Lupi: «Dalla riforma dobbiamo pretendere il mantenimento dei servizi offerti – ha detto Lupi – e per farlo è fondamentale decidere in maniera unitaria, a prescindere da quale sarà la scelta». Stesso concetto ribadito anche dai sindaci Deidda, Toti e dall’assessore Fiorentini: «Se oggi possiamo permetterci di scegliere il merito è tutto dei sindaci che hanno promosso un emendamento – ha precisato Deidda –. Secondo me non dobbiamo solo chiedere il mantenimento dei servizi ma anche potenziare qualcosa, e per farlo non possiamo scegliere in modo diversificato. Per adesso, però, non faccio fughe in avanti perché voglio confrontarmi con i cittadini». «Fra un’Asl e l’altra non esisteranno frontiere e non sarà chiesto il passaporto – ha chiosato l’assessore David Spalletti –. La nostra sarà sempre una zona di confine: sarà utile piuttosto cercare accordi specifici con le Asl vicine».

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