Lutto
Teatro, la rabbia dei sindacati: «Si pensa solo ai licenziamenti»
CASCINA. È sempre muro contro muro tra Cda e sindacati sulla riorganizzazione e sul futuro della Fondazione Teatro di Cascina. «È triste leggere – affermano i rappresentanti delle organizzazioni...
CASCINA. È sempre muro contro muro tra Cda e sindacati sulla riorganizzazione e sul futuro della Fondazione Teatro di Cascina.
«È triste leggere – affermano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria – le dichiarazioni del presidente della Fondazione Teatro di Cascina, Michelangelo Betti, espressione di una giunta di centrosinistra, secondo cui “il teatro può tornare a pensare al futuro” dopo che ci sono stati e ci saranno licenziamenti di lavoratori che non hanno mai avuto nessuna responsabilità nei buchi del passato. Buchi che sono stati creati anche da persone richiamate ai vertici della Fondazione per “salvare il teatro”. È triste leggere, ancora una volta, delle falsità sull’ andamento della trattativa. Vogliamo ricordare allo smemorato presidente che il primo piano di revisione della spesa, cioè solo ed esclusivamente con licenziamenti dei lavoratori, è stato presentato in consiglio comunale senza che, durante tutti gli incontri sindacali precedenti, venisse comunicata la volontà di licenziare. Questa è l’inizio di quella che, il presidente, chiama “la trattativa”».
Secondo i sindacalisti, nella testa del presidente c’è da sempre solo l’idea di licenziare, «cosa che poi è avvenuta, senza nessuna comunicazione ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali provinciali, per quanto riguarda il direttore tecnico. Abbiamo fatto varie proposte di risparmio, non solo strutturali, perché anni di buchi finanziari hanno per forza un problema strutturale, basterebbe chiederlo ad un qualsiasi amministratore capace per averne la conferma, ma abbiamo anche proposto dei sacrifici da parte dei lavoratori, e le uniche risposte che abbiamo avuto sono state quelle di alzare il livello dello scontro da parte dell’amministrazione del teatro. Prima la rinuncia ai contratti di solidarietà, da parte del responsabile amministrativo, quando era possibile chiederli. Alla disponibilità di un taglio del salario, da parte di tutti i dipendenti, con la richiesta che le ore in meno di salario corrispondesse, almeno in parte, una riduzione di orario di lavoro, come ogni normale ammortizzatore sociale, la risposta è stata ancora una volta negativa».
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